Fino al 9 aprile, a Milano, alcune sale di Palazzo Morando ospitano “Manolo Blahnik. The Art of Shoes”, una mostra di 212 modelli e 80 disegni di scarpe, che coprono 45 anni di attività, selezionati nell’archivio privato dello stilista che conta oltre 30.000 modelli.

Prenda la borsa, l’anello, l’orologio, ma mi lasci le mie Manolo Blahnik”, grida Carrie Bradshaw, scippata in una puntata di “Sex and the City”, la serie tv che tra la fine degli anni Novanta e gli inizi del nuovo millennio ha contribuito, non poco, alla fama urbi et orbi di Blahnik. Da quando Sarah Jessica Parker (che dello stilista è diventata anche collaboratrice, disegnando la collezione di scarpe SJP con l’aiuto di George Malkemus – presidente di Manolo Blahnik America, che ha supportato l’attrice nella realizzazione del progetto) ha mostrato al mondo le sue “Hangisi” blu cobalto non c’è stata ragazza che non ha sognato di indossarne un paio almeno una volta nella vita.

E non c’è solo Carrie ad amare le sue scarpe: Bianca Jagger, Paloma Picasso, Marisa Berenson, Loulou de la Falaise, Tina Chow, Beatrix Miller e Grace Coddington sono state solo alcune delle sue grandi ammiratrici. “Sono stato molto fortunato a essere circondato da donne incredibilmente intelligenti ed eleganti, che hanno amato ciò che facevo e hanno sostenuto il mio lavoro”, ha affermato Blahnik, che ha sempre trovato una forte motivazione nell’alta stima per le donne e per l’eterno femminino.

Ora, Cristina Carrillo de Albornoz, in collaborazione con lo stesso Manolo Blahnik, ha allestito un’esposizione – che si preannuncia già da ora un successo di pubblico e non solo tra le shoeaholics – in quello stesso Palazzo Morando in cui è conservato un ricchissimo patrimonio di abiti e accessori antichi e moderni del comune meneghino: la civica raccolta di calzature comprende circa 300 esemplari databili tra il XVI e il XX secolo, dalle scarpe rinascimentali ritrovate durante gli scavi intorno all’area del Castello Sforzesco di Milano fino ai modelli dell’alta moda. Un’occasione, dunque, di reciproca valorizzazione, dove l’oggetto antico “musealizzato” e le creazioni moderne dello stilista si incontrano e confrontano in un dialogo proficuo quanto interessante.

Le sei sezioni in cui è suddivisa l’esposizione se da una parte presentano le opere d’arte disegnate da Blahnik che proprio nell’hinterland milanese prendono forma, grazie alla vocazione artigianale delle aziende manifatturiere italiane, dall’altra raccontano la profonda influenza che l’arte e la cultura del belpaese hanno avuto e continuano ad avere ancora oggi sullo stilista: dalla scultura greco-romana al barocco, da “Il Gattopoardo”, capolavoro di Luchino Visconti, ai coralli di Sicilia. “La scarpa di Manolo porta in sé le sue emozioni, le sue passioni per il cinema, l’arte e la letteratura: il suo amore per la vita“, ha scritto Cristina Carrillo de Albornoz e da qui discende la scelta che ha guidato l’allestimento.

La prima sezione, la più vasta, è intitolata Core; presenta le calzature dedicate a personaggi storici e contemporanei che hanno ispirato Blahnik: da Alessandro Magno a Brigitte Bardot, sino alla leggendaria Anna Piaggi. La seconda, Materiali, comprende una selezione di scarpe che illustrano l’attenzione per il dettaglio elaborato e la ricchezza di materiali e colori usati con maestria squisita. La terza sezione esamina la sua passione per l’arte e l’architettura e il modo in cui queste ispirano le sue “costruzioni”. La quarta sezione, Gala, espone una selezione delle scarpe più fantasiose dello stilista mettendo in evidenza la sua ironia e creatività: in questa sezione sono presenti le scarpe Marie Antoinette, disegnate dal couturièr per il film diretto da Sofia Coppola (con i costumi, premio Oscar, di Milena Canonero). La quinta sezione è dedicata alla natura, al suo profondo amore per il mondo botanico e nell’ultima sezione vengono esaminate le varie influenze geografiche e ambientali: qui sono i modelli ispirati a Spagna, Italia, Africa, Russia, Inghilterra e Giappone. Grazie alle immagini che ritraggono il designer all’opera e ai suoi disegni artistici ci si potrà immergere ancora di più nella sua vita e nel suo modo di lavorare.

Galleria di immagini: La mostra Manolo Blahnik, The Art of Shoes, foto

Il catalogo della mostra, firmato da Cristina Carrillo de Albornoz, è pubblicato in edizione italiana Skira e in edizione inglese Rizzoli e raccoglie le conversazioni tra lo stilista e la curatrice. Attraverso un elenco dalla A alla Z guida il lettore alla scoperta delle sue motivazioni e delle sue passioni.

Dopo Milano, la mostra sarà ospitata dal Museo dell’Hermitage di San Pietroburgo, dal Museum Kampa di Praga nella Repubblica Ceca (patria del padre dell’artista) e dal Museo Nacional de Artes Decorativas di Madrid, come omaggio alla sua terra natale. Infine, nel 2018 sarà al Bata Shoe Museum di Toronto, in Canada.