La marcia contro l’aborto ha scatenato un vero e proprio bailamme politico. La questione non è da poco: non si disquisisce sul diritto a manifestare, benché la tematica e alcuni suoi protagonisti siano controversi, dato che si tratta di un diritto garantito dalla Costituzione Italiana, quanto della partecipazione di Gianni Alemanno non come privato cittadino, ma come sindaco della capitale con tanto di fascia tricolore e in prima fila. La Marcia per la Vita di chiaro stampo antiabortista si è svolta a Roma nella mattinata di ieri.

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Intanto, mentre le organizzazioni filocattoliche e politiche di estrema destra si organizzavano per la marcia contro l’aborto, le femministe sono scese in campo con striscioni e cartelli che invitano alla prudenza e all’incoraggiamento nei confronti della legge 194, che regola l’aborto in Italia da decenni: negare qualcosa, come sostengono le femministe, significa tra l’altro far sorgere delle pratiche clandestine, con tutti i rischi che questo comporta, oltre alle implicazioni pratiche del sostegno alla vita non solo quando è embrione, ma anche quando la vita è già vita. Il riferimento va agli emarginati, ai non accettati, agli infelici che non sono bene accolti nel mondo, proprio perché indesiderati. E ultimo, ma non da ultimo, alle difficoltà che esistono per l’adozione, che se fosse una pratica più facile e meno lunga, fermo restando i giusti controlli, probabilmente gli aborti sarebbero in numero inferiore.

A questo si aggiunga la mancanza di informazione sui metodi contraccettivi, che i manifestanti negano insieme all’aborto: il dogma dell’astinenza sessuale è quasi un’utopia, e tocca a scuole, famiglie e naturalmente consultori riuscire a far comprendere l’importanza del preservativo e di altri anticoncezionali, una pratica già diffusa alla fine del ‘700 in Francia come aiuto alle donne, per difenderle dal numero eccessivo di parti che ne fiaccavano il fisico.

Gianni Alemanno si è difeso così dalle accuse di aver preso parte al corteo, dove erano presenti anche e soprattutto molti estremisti, politici ed etici:

«Il messaggio è che nessuna famiglia o donna deve essere costretta a rinunciare a un figlio. Roma è mobilitata da sempre per la famiglia e a tutti quelli che si sono risentiti noi diciamo: cercate almeno di applicare tutta la legge 194, legata alla prevenzione che troppo facilmente viene dimenticata. Quelle sulle abortiste assassine sono affermazioni che appartengono agli organizzatori. Io sono qui soltanto a dire che noi siamo per i valori della vita. Questa manifestazione è nata dal basso, senza nessuna sponsorizzazione politica, è veramente l’espressione di una domanda di vita.»

In realtà però al corteo c’erano anche delle organizzazioni come Forza Nuova e Militia Christi, notoriamente dalle idee razziste e omofobe: uomini e donne provenienti da differenti paesi d’Europa hanno sfilato mostrando anche cartelli che ritraevano immagini forti di feti morti, mentre nell’altra mano stringevano il braccio al figlio, coinvolto suo malgrado prima di avere una giusta età e comprendere come effettivamente nascano i bambini. C’erano anche molti esponenti politici, dal PD al PDL al Terzo Polo.

Il metodo della marcia contro l’aborto è ritenuto errato da Mario Puiatti, presidente dell’Associazione Italiana per l’Educazione Demografica:

«La vera lotta contro l’aborto è l’informazione sui metodi contraccettivi. Ancora una volta assistiamo a una manifestazione ambivalente dei movimenti antiabortisti religiosi, perché‚ a sostegno del loro appello alla vita contro l’aborto, non consegue una proposta politica liberale ed efficace, bensì, come sempre, un imperativo dogmatico, ovvero l’astinenza sessuale o l’accettazione di una gravidanza anche quando non è desiderata. Essere contrari alla contraccezione significa di fatto promuovere l’aborto, visto che l’appello all’astinenza non funziona nemmeno per chi ha fatto sacro voto di castità. L’informazione sui metodi contraccettivi è ancora carente, i consultori pubblici e privati sono ancora scarsamente sostenuti e, secondo le ricerche più recenti, un’adolescente su due non ricorre a sistemi contraccettivi sicuri per prevenire una gravidanza indesiderata. Dovrebbe occuparsene il ministro della Salute, di attuare cioè una seria politica di informazione e prevenzione senza moralismi sulla sessualità. Nonostante dal 1982 gli aborti in Italia siano scesi a più della metà, la legge fatica a trovare la sua piena applicazione a causa del sempre più esteso ricorso all’obiezione di coscienza da parte dei medici.»

Significativa anche l’opinione dell’intellettuale e blogger Rita Pani, che ha scritto su Facebook:

«Amo i bambini, quelli già nati. Quelli malnutriti, quelli infreddoliti. Gli ultimi bambini del mondo, quello che non giocano alla guerra perché non ne hanno il tempo, dato che la guerra la fanno davvero. Amo i bambini che mitragliamo in tempo di pace. Amo i bambini, tutti i bambini, anche quelli molestati dal cattolicesimo che ci impone di non gettar via un embrione. Amo i bambini nati, e poi abortiti dalle barche, dispersi e dimenticati in fondo al mare. La vera marcia per la vita, sarà quella con i forconi, che salverà le nostre. Sarà da festeggiare il giorno in cui, spazzata via questa feccia, potremo di nuovo avere la libertà di desiderare un figlio, e poi, arrivata sera, farlo con serenità.»

Fonte: Repubblica, Facebook.