Marco Biagi dieci anni dopo. Ieri l’Italia si è fermata per rendere omaggio al giuslavorista freddato barbaramente dalle brigate rosse il 19 marzo 2002. La nomenclatura politica ha preso parte alle diverse commemorazioni: a Modena (dove Biagi insegnava Diritto del Lavoro) si è svolto il convegno intitolato “L’eredità di Marco Biagi”. A Bologna, dove il professore viveva con la moglie e i figli, nella redazione de “Il Resto del Carlino” è stato consegnato il Premio Marco Biagi, e molti cittadini hanno inoltre partecipato alla staffetta in bicicletta organizzata per ricordarlo.

Galleria di immagini: Marco Biagi

Il terrorismo ha privato della vita il professore, ma non ha impedito alle sue idee di crescere e diffondersi all’insegna di un confronto civile. Tante le espressioni di vivo ricordo: il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in una lettera inviata alla vedova del professore, Marina Orlandi Biagi, ha sottolineato il debito di riconoscenza che le istituzioni repubblicane e la società civile conservano nei confronti di Marco Biagi, “per il servizio da lui reso stoicamente al progresso culturale e sociale del Paese, al moderno arricchimento del suo patrimonio di conoscenze”.

Il segretario del Partito Democratico, Pier Luigi Bersani, ha voluto sottolineare l’ambiguità venutasi a creare riguardo al disegno di riforma ideato dal giuslavorista:

«Biagi inseriva le proprie proposte in un disegno generale che prevedeva una profonda riforma del sistema degli ammortizzatori sociali che non è stata realizzata; è stata usata solo l’idea di una maggiore flessibilità, traducendola in provvedimenti che non hanno reso giustizia alla visione più complessiva di Marco Biagi».

Il Presidente della Camera Gianfranco Fini, durante la commemorazione a Montecitorio, ha sottolineato la statura di vero riformista di Biagi, “un uomo dotato di elevata e profonda cultura giuridica, accompagnata al senso pratico e alla capacità di intercettare i temi e i tempi della politica”. Il Ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri ha inoltre chiarito:

«La parola che meglio lo definisce è flex-security, aveva capito che il mercato del lavoro chiedeva flessibilità, ma non era un uomo del precariato».

Marco Biagi, al quale era peraltro stata revocata la scorta proprio pochi mesi prima dell’assassinio (nonostante lui avesse manifestato preoccupazione per la propria incolumità), è stato ucciso tre anni dopo il collega Massimo D’Antona, freddato dalla mano brigatista il 20 maggio 1999 a Roma. Ancora ieri la vedova Biagi ha ricordato il silenzio in cui caddero sistematicamente le richieste di scorta da parte del marito (all’epoca il titolare del Ministero dell’Interno era Claudio Scajola).

Biagi e D’Antona hanno pagato con il prezzo più alto i tentativi di riformare lo Statuto dei Lavoratori, caposaldo normativo del giuslavorismo introdotto nell’ordinamento giuridico italiano con la legge 300 del 1970. Proprio in questi giorni i settori politico e sindacale registrano forti attriti a causa dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, che attualmente impone all’impresa, in caso di licenziamento illegittimo, il reintegro del lavoratore e il versamento di una sanzione pecuniaria.

Fonte: Il Messaggero