Il suo ultimo film, “Fortapàsc”, sulla vicenda del coraggiosissimo giornalista partenopeo Giancarlo Siani ucciso a soli ventisei anni nel 1985, ha avuto un’accoglienza per metà interessante e per metà tiepida, ma al di sotto delle aspettative. Non fa niente, perché Marco Risi pian piano si sta prendendo le sue rivincite.

Infatti, “Fortapàsc”, già citato per una nomination all’Oscar come Migliore Film Straniero (toccata, poi, a “Baarìa” di Tornatore), gli ha appena fatto vincere il Premio FAC (Comitato Nazionale per la diffusione del film d’Arte e di Cultura)2009, consegnatogli alla Casa del Cinema di Roma.

Il premio FAC, legato all’Agis e nato nel 1995, ha una sua importanza, in quanto viene assegnato a registi esordienti che si sono distinti per l’impegno sociale espresso nelle loro opere. Ma per quest’anno si è fatta un’eccezione ed è stato dato a un regista affermato, che ha realizzato una pellicola dal grande valore culturale e che vuole ricordare un vero eroe, un giornalista che ha affrontato di petto la camorra, sacrificando la sua giovane vita per informare e per aprire gli occhi a persone abituate ad aver paura e a convivere con la criminalità organizzata.

Il FAC, che promuove, quindi, il cinema più coraggioso (ma, proprio per questo, più invisibile), ha anche un altro importante compito: dare dei fondi a opere che non hanno avuto un enorme riscontro di pubblico.