Sono trascorsi cinque anni dal clamoroso licenziamento in tronco dalla maison Dior di John Galliano, dopo l’uscita di un video che lo mostrava mentre, completamente ubriaco, aggrediva con frasi antisemite una coppia in un bar di Parigi. Un lustro, questo, che ha visto la maison francese guidata prima da Raf Simons e poi dal team stilistico interno che difficilmente si farà ricordare come il periodo migliore di Dior.

Adesso, rumors – che di ora in ora prendono sempre più consistenza dopo il lancio della news da parte della Reuters – vorrebbero addirittura Maria Grazia Chiuri in volo verso Parigi, scindendo così la coppia che formava con Pierpaolo Piccioli, da quando, insieme, si facevano le ossa nel design studio di Fendi.

Lì, i due si sono occupati di accessori – con una libertà e un gusto per la sperimentazione in grado di dar vita a pezzi memorabili – finché Valentino Garavani in persona li ha voluti al suo fianco, affidando loro nel 1999 il compito di creare una linea di accessori che interpretasse lo spirito couture della Maison.

Al ritiro di Valentino, Maria Grazia e Pierpaolo sono stati prima nominati direttori creativi di tutte le linee di accessori e poi, l’anno seguente, sono stati incaricati delle collezioni uomo e donna e alla linea Haute Couture, diventando direttori creativi di Valentino.

Ora, dopo neanche 10 anni (che di questi tempi nel fashion system sono ere geologiche), sembra che l’incanto tra la Chiuri e piazza Mignanelli si sia infranto.

Se le voci fossero confermate – saranno confermate a stare alla Reuters dopo la sfilata haute couture di luglio –  sarebbe la prima volta per una donna al numero 30 di Avenue Montaigne: alla Chiuri il compito, ingrato, di far tornare la griffe guidata da Sidney Toledano allo splendore del pre-Simons, visto che negli ultimi mesi la crescita del marchio è scesa del 3%. Certo è che alla stilista, almeno in tandem con Piccoli, è riuscita l’impresa di trasformare Valentino in una delle griffe in maggior crescita, tanto che potrebbe essere quotata in borsa già nel 2017.

Solo un problema economico? Staremo a vedere. Certo è che il romanticismo che caratterizzava soprattutto le prime collezioni della maison romana potrebbe trovare una giusta collocazione anche da Dior. Cosa potrebbe succedere, invece, per la casa italiana è un capitolo aperto.