Mariastella Gelmini sale nuovamente agli onori delle cronache, dopo aver proposto la lettura della Bibbia a scuola in sostituzione della geografia e, non ultimo, a seguito dell’istituzione dei corsi militari per studenti. Questa volta il Ministro non appare soddisfatto dell’istruzione universitaria e, per questo, chiuderà parte degli 88 atenei italiani.

Ancora una volta, perciò, la Gelmini si distingue per le sue scelte stupefacenti che, con tutta probabilità, porteranno a fitte polemiche soprattutto nel mondo femminile, perché limitare l’istruzione significa porre dei vincoli all’emancipazione della donna.

L’annuncio è stato fatto in diretta TV, durante la puntata di ieri di “Mattino Cinque”, programma condotto da Federica Panicucci:

Qualche università, purtroppo, è in una situazione di dissesto finanziario. La riforma prevede la fusione piuttosto che la federazione di atenei diversi come strumento per favorire una riprogrammazione dell’offerta formativa. […] Troveremo i soldi per i ricercatori nel decreto Milleproroghe, nella peggiore delle ipotesi ritarderemo l’approvazione di due mesi.

Tutti gli atenei che si ritroveranno in condizione di debito verranno chiusi: il provvedimento potrebbe anche coinvolgere nomi importanti delle Università italiane, come La Sapienza di Roma, attualmente con un bilancio in rosso di 8 milioni di euro.

Il problema dei debiti, tuttavia, sembra essere alimentato dal Ministero dell’Istruzione stesso, che ha deciso di ridurre notevolmente i finanziamenti per il 2011 rendendo così impossibile il normale svolgimento delle lezioni. Il Ministro Gelmini, perciò, punterebbe il dito verso le amministrazioni locali quando sono state proprio le sue scelte a generare questa drammatica situazione. A ribadirlo è Enrico Decleva, presidente della Conferenza dei Rettori:

La quantità di finanziamenti prevista nel decreto legge è minima rispetto alle esigenze per il 2011.

Giulio Ballio, rettore del Politecnico di Milano, conferma queste preoccupanti ipotesi, che potrebbe portare all’interruzione di servizi primari per gli studenti quali il riscaldamento degli istituti:

Siamo di fronte a una riduzione del 15% del finanziamento statale all’università. Se questa politica viene mantenuta ci saranno atenei che dovranno portare i libri in tribunale e altri che dovranno ridurre pesantemente le loro attività, i servizi primari, il riscaldamento e il condizionamento delle aule.

Siamo di fronte a un quadro decisamente allarmante: l’istruzione non appare più come una scelta irrinunciabile per lo sviluppo, sociale ed economico, del nostro paese. Un cambiamento radicale che stupisce perché proveniente da una donna: il genere femminile da sempre è molto attento ai bisogni del mondo della scuola e delle Università, proprio perché considerati elementi irrinunciabili per la propria emancipazione. In una società dove le prospettive di carriera femminile sono nettamente inferiori rispetto alla controparte maschile, come potranno rendersi competitive tutte le giovani a cui viene negato l’accesso all’apprendimento? Chiudere gli atenei significa vietare l’insegnamento e, purtroppo, a esserne svantaggiate saranno soprattutto le donne che, trovandosi senza qualifiche, saranno escluse dal mondo del lavoro.