Non succedeva dal 1998 (quando a vincere fu Paule Constant con “Confidenze per Confidenze”, in Italia edito da Rizzoli) che fosse assegnato ad una donna il premio Goncourt, il più prestigioso riconoscimento letterario francese.

Quest’anno a vincerlo è stata Marie Ndiaye, 42enne, donna di colore (altra novità assoluta), nata nelle Banlieue della capitale d’oltralpe, da madre francese e padre senegalese.

Il libro che ha decretato la sua vittoria, “Trois femmes puissantes” (“Tre donne potenti”, che in Italia uscirà nel 2010 edito da Giunti) ha avuto un vasto successo di pubblico ed è costituito da tre storie ambientate tra la Francia e l’Africa, ciascuna delle quali ha per protagonista una donna.

La prima, Norah, avvocato francese, viene richiamata in Africa dal padre, un uomo tirannico che aveva abbandonato la moglie e portato via con sé il figlio.

La seconda storia ha per protagonista la senegalese Fanta e la sua conflittuale relazione con il marito, il francese bianco, Rudy. Infine, la storia più difficile delle tre (e purtroppo anche molto attuale) è quella di Khady, una donna violentata, venduta e costretta alla prostituzione.

L’autrice, che sottolinea anche che il romanzo non è autobiografico, ha spiegato:

Con questi ritratti spero di far conoscere di più la storia di donne africane, di figure femminili forti, ciascuna a suo modo. Ciò che le unisce è una forza profonda, un’attitudine a non dubitare mai della propria umanità. Sono donne tranquillamente potenti. […] Sono cresciuta in un universo al cento per cento francese. Non ho mai avuto un’infanzia africana e non l’avrò mai. Rimpiango di non aver avuto una doppia cultura quando ero in condizione di averla.

L’Africa dunque si respira, ma solo in lontananza, dalle pagine del libro.