Marigold Hotel” è il nuovo film del regista inglese John Madden, adattamento del romanzo “These Foolish Things” della scrittrice Deborah Moggach, che racconta con il tipico piglio dello humor britannico la terza età di un arzillo gruppo di pensionati alle prese con le atmosfere esotiche dell’India. Già candidato all’Oscar nel 1999 con “Shakespeare in Love”, Madden prova a portare sul grande schermo un’allegra commistione di abitudini e strappi alle regole, giocando con i netti contrasti tra le due culture regalando al pubblico una commedia spensierata e divertente.

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Con un cast di tutto rispetto che pesca tra alcuni dei nomi più celebri del cinema di Sua Maestà, a partire dai due premi Oscar – o meglio, tre in due – Maggie Smith e Judi Dench fino a Bill Nighy e Tom Wilkinson, “Marigold Hotel” non lesina di certo sulle doti artistiche dei suoi protagonisti. Dalla parte indiana c’è invece Dev Patel, il giovane protagonista di “The Millionaire” insieme a Lillete Dubey, volto noto al pubblico occidentale per “Monsoon Wedding”.

Stanchi e insofferenti della routine che giorno dopo giorno li consuma, un gruppo di pensionati inglesi sceglie di recarsi a Jaipur, in India, ospiti del lussuosissimo Marigold Hotel, una struttura da poco riportata agli antichi fasti grazie al personale giovane e volenteroso. Una volta sul posto, però, sono costretti ad affrontare faccia a faccia la realtà: dei fasti tanto pubblicizzati non c’è nulla, se non il giovane direttore Sonny, tenuto sotto scacco dalla fin troppo pressante madre (Dubey). Sarà così che Evelyn (Dench), Graham (Wilkinson), Madge (Celia Imrie), Norman (Ronald Pickup), la bisbetica Muriel (Smith), Carol (Diana Hardcastle) e i coniugi Douglas e Jean (Nighy e Penelope Wilton) si ritroveranno costretti a riscoprire una nuova esistenza in un paese così lontano e così diverso dal proprio, dando loro la possibilità di una seconda chance.

L’idea di mettere un eterogeneo gruppo di non giovanissimi in un contesto al di fuori di ogni aspettativa è già in sé una bomba a orologeria: basta aggiungere le insofferenze, le delusioni, le insoddisfazioni e la ricerca della rivincita per accendere la miccia in attesa dello scoppio. Le premesse in “Marigold Hotel” ci sono dunque tutte, a partire dagli stereotipi sulla senilità che sono, spesso a ragion veduta, duri a morire; certo è che quando si scontrano con quelli di un paese così caotico quanto misterioso come l’India, a volte si rischia di forzare troppo la mano, rischiando di spezzare il filo su cui difficilmente Madden cerca di rimanere in equilibrio per tutte le due ore e più di pellicola.

Se da una parte campeggia l’idea divertente e quasi da sogno della fuga verso il posto al sole in cui trascorrere la vecchiaia, cullati e coccolati dopo anni e anni di fatiche e sacrifici, dall’altra non manca lo scontro con l’accettazione del passere dell’età, della consapevolezza della propria esistenza e di ciò che è stato il passato per i protagonisti che si alternano davanti all’occhio della macchina da presa. Come delle fenici dell’impero britannico, i novelli esploratori provano a risorgere dalle proprie ceneri, proprio come l’hotel – e il suo giovanissimo proprietario – cercano di ritrovare il proprio fasto, quello degli anni migliori, dimostrando a tutti il proprio valore nonostante tutto e tutti.

Una commedia che non ha solo humor puro, ma anche alla ricerca della forza del riscatto sociale, è quella di Madden che però, dopo un percorso in cui non c’è mai il timore di mettere le carte in tavola e mostrare chiaramente i propri intenti, chiude con un finale dai toni da favola, senza premere il piede sull’acceleratore in favore di una gita tranquilla e rilassante a passo d’uomo. Riesce a metà o poco più”Marigold Hotel”, peccando forse troppo d’ingenuità, che però non fa fatica a riscattarsi grazie ai momenti di comicità di alcune perle regalate dal talento del cinema britannico che recupera con stile impeccabile il terreno perso passo dopo passo.