Quello che una volta era un matrimonio (d’affari) perfetto è diventata una separazione drammatica. Tra Marina Berlusconi, presidente della Mondadori e primo editore di Roberto Saviano, e l’autore di “Gomorra” è ormai guerra aperta.

Il casus belli è stato il ritorno di Saviano in televisione, domenica sera a “Che tempo che fa”. La presenza dello scrittore negli studi di Rai3 era giustificata dal tour promozionale del suo nuovo libro, che raccoglie tutti i monologhi di “Vieni via con me”, la fortunata trasmissione dello scorso inverno condotta proprio da lui insieme a Fazio.

Galleria di immagini: Roberto Saviano e Fabio Fazio

Anche se l’argomento principale dell’intervista erano quegli articoli e la voglia di rifare quella esperienza, non è sfuggito l’editore di questo volume, Feltrinelli. Roberto Saviano, infatti, ha cambiato editore dopo essere stato fortemente criticato da Marina Berlusconi.

I motivi li ha elencati lo stesso Saviano: quando, in una prima occasione, aveva risposto al presidente del Consiglio sulla questione dei libri e delle fiction sulla mafie, infine quando in occasione di una laurea honoris causa in legge la dedicò a Ilda Boccassini, e la presidente della Mondadori disse di “provare orrore”.

“Avverto una contraddizione, che vivo in modo pesante, non ci si può professare editore libero e poi, quando qualcosa non va, darmi addosso. Una cosa che non è stata fatta con altri autori che pure hanno espresso posizioni critiche nei confronti del governo. Forse la sua è stata una paura politica, forse non ha avuto il coraggio di dire chiaramente che non sopportava più le mie parole.”

La replica di Marina Berlusconi, arrivata in una nota alle agenzie, non si è fatta attendere e si basa su un concetto: criticare non è censurare.

“Le scelte della Mondadori nulla hanno a che vedere con le mie opinioni personali. Quelle della casa editrice erano e restano totalmente libere e pluraliste: e questo, sia ben chiaro, non nonostante la famiglia Berlusconi come azionista di riferimento, ma anche grazie a noi e al modo autenticamente liberale di interpretare il nostro ruolo di editori. […] Saviano può lamentare una censura? Una minor attenzione da parte della Mondadori nei suoi confronti? La tutela della più assoluta libertà di espressione degli autori, a cominciare da Roberto Saviano, è e resterà al centro del nostro essere editori. In tutto questo non vedo la minima contraddizione. La contraddizione mi sembra piuttosto quella di chi rivendica giustamente per sé la sacrosanta libertà di parola e di critica che poi però pare non riconoscere ad altri.”

Poteva chiudersi qui? Per niente, infatti ieri Repubblica – quotidiano col quale Saviano collabora da tempo – ha ripreso tutta la vicenda lasciando allo scrittore l’ultima parola:

“Parla da figlia di Berlusconi o da editore? Forse il lunedì è figlia del premier, il martedì editore… So che è una questione sottile, ma nel momento in cui uno sceglie, deve avere la responsabilità di farmi fare certe cose, deve farmi fare il mio lavoro.”

A questo punto è difficile immaginare che questo lavoro possa continuare con la Mondadori. Un passaggio editoriale clamoroso, che probabilmente avrà ulteriori strascichi.