Mario Monti indicato come possibile Premier di un governo tecnico di transizione. Le voci sulla sua nomina si fanno strada da settimane nel nostro Paese, ricevendo anche più di un’approvazione in sede europea. Ipotesi avvalorata dalla nomina dell’economista, nel pomeriggio di ieri, a senatore a vita. Se la scelta dovesse cadere su un esecutivo “di responsabilità”, quello di Monti sembra essere il nome gradito a quasi tutto il panorama politico; parere contrario però per l’Idv di Antonio Di Pietro, che non voterebbe la fiducia.

Il “tecnico che non guarda in faccia nessuno”, così viene definito Mario Monti. L’uomo del rigore, del rispetto delle regole, colui che esclude in maniera assoluta l’idea di un’Italia fuori dall’Unione Europea e dall’Euro.

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Un Premier che assicurerebbe il giusto distacco politico e l’impegno necessario a prendere scelte difficili, almeno secondo quanto sostenuto da coloro che lo vorrebbero a Palazzo Chigi come sostituto di Silvio Berlusconi.

Mario Monti nasce nel 1943 a Varese, laureandosi alla Bocconi nel 1965 e scegliendo di specializzarsi negli Stati Uniti studiando con James Tobin, futuro premio Nobel nonché ideatore della “Tobin Tax” sulle transazioni finanziarie. Rientrato in Italia comincia a insegnare alla Bocconi, dove diventa presto rettore della facoltà di Economia Politica.

Nel 1994 viene scelto da Silvio Berlusconi come Commissario Europeo con delega per mercato interno, servizi finanziari e fiscalità. Viene confermato al suo posto anche dal seguente Governo D’Alema, che gli affida invece la delega per la concorrenza. Sotto la direzione di Mario Monti, l’Unione Europea intraprende un’azione contro Microsoft che porterà il gruppo di Bill Gates a dover pagare 497 milioni di multa per violazione delle regole antitrust.

Conclusa l’esperienza europea, il successivo Governo di Silvio Berlusconi gli preferirà Rocco Buttiglione, torna alla Bocconi e inizia dalle pagine del Corriere della Sera la sua battaglia sul tema delle liberalizzazioni, del mercato e sul rigore dei conti pubblici. A questo proposito, già nei primi anni duemila, Mario Monti aveva indicato il tetto per i rendimenti dei titoli di stato come una delle possibili soluzioni per evitare che il debito pubblico si “autoalimentasse”.

Monti sarebbe un Premier gradito a gran parte dello schieramento politico, al Capo dello Stato Giorgio Napolitano e persino all’Unione Europea, considerando specialmente il suo orientamento fortemente “comunitario”. Non resta quindi che attendere le dimissioni ufficiali di Silvio Berlusconi per stabilire, con assoluta certezza, se sarà davvero lui il “tecnico” chiamato a traghettare l’Italia nelle tempestose acque delle riforme.

Fonte: Ansa