Mi chiedo se il padre della Bartoli, la persona più importante della sua vita, le abbia mai detto, quando era piccola: non diventerai una bellezza, non sarai mai una Sharapova… Per avere successo non ti resta che diventare la combattente più dura e determinata sul campo”. Queste le parole del vero gentleman John Inverdale, giornalista della BBC che ha così commentato la manifesta bravura e la discutibile bellezza esteriore di Marion Bartoli, vincitrice dell’ultima edizione di Wimbledon.

Il suddetto genio del male ha scatenato, come prevedibile, una bufera mediatica niente male ed è stato bellamente accusato di sessismo e qualunquismo. L’atleta ha minimizzato dicendo ha minimizzato affermando “Mai sognato di fare la modella, sempre sognato di vincere Wimbledon“, ma poco è servito a placare gli animi di femministe e perbenisti. 

Vi risparmierò dunque la lunga manfrina sulla bassezza della società contemporanea, sulla superficialità dell’uomo moderno (perché, quello antico era diverso?), e sulla banalizzazione della donna ridotto a mero manichino che neanche la Barbie è stata mai così demoralizzata, anzi, non solo ve le risparmierò, ma vi dirò di più: darò ragione a quella brutta persona che è Inverdale.

Sì, perché il giornalista ha ragione: la Bartoli non è tutta questa bellezza, ha un cosciotto bovino che assomiglia tanto a quello della Sora Lella (solo più tonico), e un visino simile a quello di un simpatico maialino (anche se dicono sia davvero molto antipatica), e non sarà mai all’altezza della Sharapova per bellezza. E’ una constatazione oggettiva. Però, porca miseriaccia ladra, è una tosta, ha dimostrato di essere dura e determinata sul campo e, perdonatemi, a me di risultare gnocca in una competizione sportiva importerebbe zero, dimostrare quanto valgo a livello agonistico e battere sul campo i numeri uno nella mia categoria sarebbe decisamente più soddisfacente. E scusate se è poco.

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