Marion Cotillard disegna, per la collezione Green Carpet di Chopard, un gioiello unico che viene presentato dal Marchio al Festival di Cannes 2015 (dal 13 al 24 maggio). In questa prima esperienza nel mondo del design di gioielli, l’attrice unisce la sua creatività e il suo impegno per un lusso sostenibile a quello di Caroline Scheufele, co-presidente e direttrice artistica di Chopard.

Galleria di immagini: Marion Cotillard disegna il suo primo gioiello per Chopard

La Cotillard, infatti, non è solo un’attrice da premio Oscar (vinto grazie al film La Vie en Rose), ma una donna impegnata, sempre in prima linea per la salvaguardia del pianeta a fianco di Greenpeace, con cui effettua diverse missioni in qualità di portavoce. Dal canto suo, la Maison Chopard da anni si dimostra attiva sul fronte della responsabilità sociale: il brand è membro, tra l’altro, del Responsible Jewellery Council (RJC), organizzazione leader nella definizione delle norme ambientali, sociali ed etiche del settore.

Per concretizzare gli sforzi in questo ambito, nel 2013 nasce la Green Carpet Collection, i cui gioielli vengono presentati durante il Festival di Cannes e indossati per la prima volta proprio da Marion Cotillard.

Per il 68° Festival di Cannes, Marion Cotillard ha proposto la sua creazione destinata ad arricchire la piccola collezione Green Carpet, parte della linea Red Carpet 2015: si tratta di un originale gioiello da mano dallo stile Art Déco, composto da un braccialetto a più giri con diamanti e opali, collegato tramite una catenella, anch’essa incastonata di opali e diamanti, a un anello impreziosito da un opale nero da 8,6 carati. Con questo gioiello, infatti, la collezione Green Carpet introduce, dopo i diamanti, una nuova pietra conforme ai criteri dell’approvvigionamento sostenibile: si tratta di un tipo di opale nero iridescente unico per lucentezza e riflessi cromatici, che viene dall’Australia. In una nota stampa, Chopard fa sapere che:

È fiera di lavorare con la miniera di opali Aurora Gems, impresa famigliare attiva dal 1962. A capo di Aurora è la famiglia Hatcher, che gestisce in proprio l’estrazione, la lucidatura e la vendita degli opali neri, senza alcuna intermediazione, garantendo così una tracciabilità totale. Le miniere, di piccole dimensioni, si trovano a una profondità che va dai 6 ai 25 metri sotto terra e misurano in media un metro di larghezza. Gli Hatcher operano in modo artigianale, con una scavatrice meccanica e un ventilatore per asportare la terra: la ricerca degli opali è un lavoro lungo e minuzioso, in gran parte eseguito a mano.