Torniamo sul tema perché il consumismo dilagante è oggi un rischio per l’economia delle famiglie già in difficoltà, ma soprattutto per la sana educazione dei bambini.

In effetti, il consumismo giovanile è notevolmente aumentato negli ultimi anni: i bambini e gli adolescenti in genere, bombardati psicologicamente dalla pubblicità televisiva o cartacea, influenzano la famiglia sugli acquisti e quindi sull’economia familiare. Infatti i bambini, nel tempo libero, passano molto tempo a guardare la televisione o nei supermercati e nei negozi a fare acquisti con i genitori, e quindi diventano veri conoscitori di prodotti, marche e slogan vari.

Non è un caso che il mercato dei prodotti per l’infanzia vada continuamente espandendosi. Spesso i genitori acquistano per i figli anche prodotti inutili, anche solo per accontentarli e molte volte i figli stessi acquistano direttamente i prodotti che a loro piacciono, usando la paghetta settimanale oggi tanto in uso, anche perché i genitori in genere lavorano entrambi e quindi consentono ai figli una piccola disponibilità economica per eventuali necessità in loro assenza.

Comunque i messaggi pubblicitari minano anche la serenità delle famiglie, arrivano spesso a creare dissapori fra genitori e figli: è normale, infatti, che qualche volta un genitore non veda l’opportunità o la convenienza di un certo acquisto e lo nega, suscitando la reazione del figlio che si vede negato un prodotto che invece lo metterebbe in vista fra i compagni, che soddisferebbe il suo IO e non una vera e propria necessità.

Ma i genitori hanno l’obbligo di educare i figli al risparmio e a rinunciare al superfluo, anche per stimolare alcune qualità indispensabili in un bambino in fase di crescita: la riflessione, il ragionamento, la consapevolezza dei reali bisogni della vita, che non siano solo contorni e motivi di esibizionismo, ma strumenti di apprendimento e arricchimento culturale.

I genitori hanno il dovere sacrosanto di trasmettere ai figli valori base della vita quotidiana, con molta pazienza e amore. E, quando necessario, negare loro ciò che serve solo a farli accettare nella comunità per quel che posseggono e non per quel che valgono. È difficile, ma necessario, anche per il loro futuro. Perché già da piccoli i bambini devono imparare ad affrontare gli eventi difficili e la rinuncia a ciò che piace per acquistare quello che realmente gli serve. Altrimenti si rischia di creare degli adulti deboli, facili alle tentazioni, incapaci di gestire la loro vita.