Marlene Dietrich, l’ultima vera Diva del Cinema, moriva venti anni fa, il 6 maggio del 1992, a oltre novant’anni.

Una vita al limite, quella di Marlene Dietrich: incarnazione della Diva oscura e misteriosa, ha rappresentato per decenni la femme fatale, immagine ossessiva della bellezza perfetta, quella da cui il tempo doveva essere esente – quasi fosse una maledizione.

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Nata nel 1901 in Germania ma naturalizzata statunitense, alla Dietrich si associa sempre lo scandaloso balletto ne “L’Angelo azzurro”: grazie al cinema, il regista von Sternberg rese immortale un’ideale di donna che raccoglieva in sé fatalità, mistero, freddezza, crudeltà.

Marlene Dietrich interpreta film che a poco a poco la modellano anche nella vita reale, rendendo indistinguibile l’attrice dal personaggio: ebbe amanti di ogni sesso (anche se i suoi amori femminili vennero a lungo tenuti nascosti); si trovò, anzitempo, al centro di situazioni matrimoniali oggi all’ordine del giorno; ebbe un conflittuale rapporto con l’unica figlia; vagò di film in film, da tutti desiderata, quale simbolo della perfezione irraggiungibile. Si allontanò dalla sua Germania e dalle folli idee di Adolf Hitler, proprio nel momento in cui il dittatore la corteggiava e la rivoleva in patria: come una vera e propria chanteuse seguì le truppe statunitensi in Africa e in Europa e cantò per loro durante la Seconda Guerra Mondiale.

Impossibile non ricordarla nel meraviglioso quadro che Orson Welles le dedicò ne “L’infernale Quinlan”: a quasi sessant’anni la Dietrich sapeva ancora incantare con un volto ambiguo, misterioso e tuttavia sempre bellissimo. La bellezza e la vecchiaia erano due tormenti per l’attrice: si dice che sin da giovanissima, ossessionata dalla perfezione, si fosse tolta i molari per apparire con un volto perfettamente cesellato e con le guance scavate nei punti giusti.

Primi interventi di chirurgia che hanno concorso a creare il Mito: femme fatale, amante, divoratrice, sofisticata, intelligente, controcorrente. Una di quelle figure uniche e inimitabili, perfette e forse votate alla solitudine, a tratti incomprese, scolpite nell’imperituro bianco e nero del cinema. Nessun’altra, dopo, è stata come lei o come Greta Garbo, con la Dietrich incarnazione della Diva in toto. E il Cinema ci restituirà per sempre un corpo e un volto perfetti, una mimica ammaliatrice e due occhi penetranti che mai invecchieranno e che rimarranno eterni.

Fonte: Il Messaggero