La maternità rappresenta una forte causa di discriminazione per le donne che lavorano. Non si parla solo del triste fenomeno delle dimissioni in bianco, sulle quali solo poche settimane fa si è riacceso il dibattito grazie a una petizione rivolta al ministro del Welfare.

È la maternità, infatti, a causare in tre casi su dieci la perdita del lavoro da parte delle esponenti dl sesso debole, lasciate a casa dopo la nascita di un figlio se non in possesso di contratti a tempo indeterminato, oppure neanche prese in considerazione per un impiego proprio perché con figli a carico.

L’Ispettorato del Lavoro ha reso noti alcuni dati allarmanti, secondo i quali sarebbero in aumento le donne che decidono di dare le dimissioni dopo una gravidanza, o nel momento in cui rimangono incinta.

Per quanto riguarda la situazione del lavoro femminile in Sardegna, inoltre, la consigliera regionale di parità Luisa Marilotti ha anticipato alcuni aspetti del bilancio relativo all’occupazione rosa.

La Sardegna, infatti, figura al terzo posto in Italia per il totale dei casi di discriminazione. Solo tra il 2004 e il 2011 ci sono state 144 segnalazioni all’Ufficio competente, sia collettive sia individuali. Si tratta di dati allarmanti e senza dubbio in contrasto con la qualità del lavoro femminile, anche per quanto riguarda le capacità imprenditoriali, come ha ribadito Antonello Liori, assessore del Lavoro in Sardegna.

«A fronte di questo quadro fatto di disuguaglianze, dai dati emerge che le donne hanno maggiori capacità imprenditoriali partecipano più degli uomini ai bandi per le imprese e i loro progetti sono sempre più accolti, rispetto a quelli presentati dai colleghi maschi.»

Fonte: Ansa