Il fenomeno delle dimissioni in bianco per maternità è tutt’altro che scomparso, come confermano anche recenti report elaborati dall’Istat: da qui l’iniziativa di quattordici donne di scrivere una lettera aperta al Ministro del welfare Elsa Fornero, per richiedere la definitiva abrogazione di questa pratica.

Cosa sono le dimissioni in bianco per maternità? Semplice, si definisce in questo modo la pratica di far firmare a una donna in fase in assunzione una lettera di dimissioni senza data, che verrà poi apposta quando e se la diretta interessata deciderà di rimanere incinta.

Tradotto in altri termini, in caso di gravidanza la donna sarà lasciata a casa, con l’unica particolarità che sarà lei stessa a licenziarsi. Le quattordici donne protagoniste di questo appello rivolto al Ministro del welfare fanno riferimento ala legge 188 del 17 ottobre 2007, che condannava l’abuso di potere non solo nei confronti delle donne ma anche dei giovani lavoratori.

Questa normativa, successivamente abrogata, sosteneva che le dimissioni volontarie potevano essere dichiarare solo utilizzando una modulistica apposita dotata di una numerazione progressiva: è facile comprendere come, in questo modo, risulterebbe impossibile licenziarsi oggi avendo preventivamente firmato la lettera anni o mesi fa.

Le condizioni dell’occupazione femminile oggi non sono certo rosee, basti pensare ai dati diffusi recentemente che illustrano come, anche nel lavoro temporaneo, le donne abbiano non poche difficoltà, e come anche dove la crescita del lavoro rosa ha mostrato lievi segni di ripresa, le madri di famiglia ne sono comunque escluse. Ecco un passo tratto dall’appello diretto a Elsa Fornero:

«La riconquista della legge 188 oggi avrebbe il significato simbolico straordinario di riaffermazione della libertà contro ogni forma di soggezione e costrizione: ciascuna donna e ciascun uomo deve essere artefice della propria vita e delle proprie scelte, particolarmente delle scelte procreative che solo uno spirito illiberale e incapace di immaginare il futuro può contrapporre al lavoro. Sappiamo che intorno alla legge grazie alle donne è finalmente maturata una grandissima condivisione nel dibattito pubblico. Abbiamo ascoltato le parole con le quali il Presidente del Consiglio, nel suo discorso programmatico, ha nominato giovani e donne, indicando la loro valorizzazione come condizione per il futuro del Paese.»

Fonte: Affaritaliani