Abbiamo raccontato nei giorni scorsi le possibili discriminazioni sul lavoro dopo la gravidanza, e descritto le alte percentuali di mamme costrette a licenziarsi, ma il Belpaese presenta anche realtà molto diverse e positive quando si tratta di lavoro e maternità.

È il caso della provincia di Como, che sembra dimostrare, ancora una volta, come l’Italia dal punto di vista dei servizi, dell’assistenza, delle chance alle donne sia decisamente a macchia di leopardo.

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Se infatti non c’è dubbio su quanto la crisi economica abbia pesantemente colpito le donne, le quali però sono spesso anche le prime (grazie alla diffusione maggiore di contratti part time) a rientrare, è altrettanto vero che al nord, spesso, le mamme lavoratrici cercano a ogni costo di conciliare la famiglia col lavoro senza rinunciare a quest’ultimo.

Le statistiche della direzione provinciale del capoluogo lombardo non lasciano adito a interpretazioni: di anno in anno le dimissioni a seguito di maternità calano del 10 per cento. Non nascondiamocelo, non è per forza una buona notizia, perché bisognerebbe valutare il grado di libertà in queste scelte.

Il bisogno, da una parte, oppure, nel caso di dimissioni, i licenziamenti mascherati (trasferimenti impossibili, part time non concessi, e via dicendo) rendono tutto più complesso ed estraneo ai numeri. Ma il fenomeno è osservabile.

C’è chi non rinuncia, a niente, anche per l’orgoglio della professionalità acquisita, che nessun figlio all’orizzonte può cancellare. E allora che fare? Dipende, ma una cosa è certa: i tempi in cui il matrimonio o il primo figlio erano la data oltre la quale cominciava una nuova vita per le donne è finita.

Nelle fasce d’età compresa tra i 25 e i 35 anni non si trovano più esodi verso casa. Sono tutte lavoratrici o in cerca di lavoro, e risulta più facile, al limite, trovare più casi di dimissioni nella fascia d’età successiva, 35-45. La demografia e i cambiamenti sociali, insieme alla crisi stanno cambiando completamente le abitudini delle donne. Con quali effetti a lungo termine nessuno può dirlo.