Conciliare la carriera lavorativa con i figli è possibile, ma sembra che a considerare questa prospettiva realizzabile siano soltanto le donne, e non i datori di lavoro o i servizi offerti dallo Stato. Secondo una recente panoramica che ha monitorato la situazione del 2010 nelle Marche, sempre più mamme abbandonano volontariamente il lavoro durante il primo anno di vita del bambino.

La percentuale di madri che si licenzia dopo la prima maternità corrisponde a quasi il 60%, e questo dato è relativo alle lavoratrici di età compresa tra i 26 e i 35 anni.

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A rendere note queste cifre allarmanti è la Flc Cgil, che dal 2009 al 2010 ha stimato un considerevole aumento delle donne che decidono di rinunciare alla propria carriera per occuparsi a tempo pieno dei figli. Le motivazioni? La carenza di posti negli asili nido e la mancanza di aiuti da parte dei familiari.

A queste, si aggiunge anche la riluttanza dei datori di lavoro nel concedere un contratto part time alle dipendenti con bambini piccoli, che con un’occupazione a tempo parziale avrebbero maggiori possibilità di portare avanti una professione senza che la gestione della famiglia ne risenta.

Costrette a mettere sul piatto della bilancia uno stipendio, magari non adeguato, insieme alla retta per il nido da capogiro e al costo della inevitabile babysitter, moltissime madri non possono che decidere di non lavorare più fuori casa per far quadrare il bilancio familiare.