Matrimonio all’estero: è sempre più spesso il desiderio di molte coppie in cerca di un evento unico, diverso dalle cerimonie tradizionali, cui invitare solo gli affetti più cari. Scegliere come location per le nozze il luogo dei propri sogni, sia esso una chiesa di ghiaccio in Lapponia, un lembo di spiaggia su una soleggiata isola tropicale o la più bizzarra e trasgressiva Las Vegas, permette inoltre di cominciare la luna di miele nello stesso posto in cui avviene lo sposalizio.

Organizzare il proprio matrimonio all’estero permette di far partecipare alla cerimonia solo i parenti più stretti e i testimoni degli sposi, tagliando gran parte delle spese per i festeggiamenti, che possono risultare davvero salate per una cerimonia tradizionale: lo scorso anno Federconsumatori riportava come costo medio per nozze con 100 invitati una cifra compresa all’incirca fra i 35.000 e i 55.000 Euro, mentre con i “pacchetti matrimoniali” all’estero per i soli sposi possono bastare fra i 6.000 e i 10.000 Euro.

Qualora la coppia non opti semplicemente per una cerimonia simbolica, ma desideri sposarsi all’estero con un rito che abbia validità anche in Italia, bisogna che rispetti le normative del proprio Paese di origine e di quello dove convolerà a nozze. L’elenco delle norme cui devono sottoporsi i cittadini italiani che vogliano contrarre matrimonio in uno Stato estero è reperibile su varie fonti online, quali il sito del Ministero degli Esteri.

Secondo quest’ultimo, i cittadini italiani che si sposano in uno Stato estero alla presenza dell’autorità diplomatica o consolare straniera non sono obbligati alle pubblicazioni di matrimonio, a meno che non sia la legge del Paese in cui viene svolta la cerimonia a esigerle.

Le nazioni che hanno aderito alla Convenzione di Monaco del 5 settembre 1980 (Austria, Belgio, Italia, Germania, Grecia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna, Svizzera, Turchia) richiedono il “certificato di capacità matrimoniale”, con validità semestrale, che viene rilasciato dall’Ufficio di Stato Civile del proprio Comune di residenza. Per le nazioni che non hanno aderito alla Convenzione si parla invece semplicemente di “nulla osta”.

Se i due futuri sposi intendono unirsi in matrimonio all’estero davanti all’autorità diplomatica italiana, le pubblicazioni vanno richieste, con regole diverse a seconda del Paese di residenza dei due fidanzati. Ciò che non deve mancare in ogni caso è la trascrizione dell’atto di matrimonio: il documento originale emesso dall’Ufficio di Stato civile estero deve essere trasmesso, nel rispetto delle norme di traduzione e legalizzazione dei documenti, al Comune italiano di riferimento.

Le leggi sul matrimonio, comunque, sono tanto diverse di Paese in Paese che il Ministero dell’Interno italiano ha recentemente avvertito l’esigenza di fare alcune puntualizzazioni sulle condizioni necessarie per la trascrivibilità dell’atto di matrimonio.

La circolare n. 25 del 13 ottobre 2011 stabilisce che, affinché un matrimonio celebrato all’estero sia valido anche in Italia, non è sufficiente l’accertamento della sussistenza del vincolo matrimoniale, ma è necessario che gli sposi dichiarino espressamente il proprio consenso a convolare a nozze. Insomma, potete pronunciare non solo “il fatidico sì”, ma (se lo preferite) anche “the fateful yes”. Purché lo facciate.

Fonti: Federconsumatori, Ministero degli Esteri, StranieriInItalia.it, Tisposo.it