Il {#matrimonio} in stile greco ortodosso sa di storia e di simbolismo. Com’è noto, tra le chiese ortodosse riconosciute, quella greca ha proclamato la propria autonomia nel 1833, e nel 1850 si è resa indipendente dal patriarcato di Costantinopoli (diventando in seguito chiesa di stato nel 1864, con l’arcivescovo di Atene a capo) pertanto con le sue usanze e tradizioni.

Per quanto riguarda il rito del matrimonio, sin dai tempi antichi è celebrato  con un certo sfarzo, così da sottolineare il consenso paterno da parte della sposa, e basato su rituali antichi e simbolici ben precisi. Tra l’altro durante le varie tappe della storia il rito si è evoluto portando con sé la genuinità e i sapori di un tempo.

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Per il poeta greco Esiodo il giorno più favorevole alle nozze era il quarto del mese; inoltre la maggior parte delle cerimonie erano svolte in gennaio, il mese delle nozze per la città di Atene. Agli albori della storia il matrimonio consisteva in un contratto fra il padre della sposa e dello sposo, ma diventava legittimo solo con la convivenza della coppia. Solo per tre motivi si poteva sciogliere: nel caso in cui la moglie lasciava il marito senza ripensamento alcuno; se il marito rimandava la propria moglie presso la casa paterna; se il padre della moglie imponeva la separazione dal proprio marito (in base alle leggi usate).

A quell’epoca l’unione della coppia veniva preceduta da straboccanti banchetti delle rispettive famiglie fino al giorno fatidico in cui gli sposi venivano scortati da un corteo fino alla propria casa per poi allontanarsi su di un carro trainato da muli e buoi.

Ad oggi rimangono sicuramente lo sfarzo e l’euforia della festa, ingredienti che  caratterizzano proprio lo spirito greco e il loro modo di vivere tali eventi. Ma la cerimonia ortodossa guarda molto anche al fattore simbolico. Infatti l’unione dei  nubendi – arrivati in chiesa con candele bianche e le mani destre unite – sta a simboleggiare un’unione di anime più che della stipula di un contratto (difatti non si scambiano voti).

Gli anelli scambiati invece rappresentano la forza e l’equilibrio tra gli sposi anche nel caso in cui uno dei due, durante degli eventi della vita, potrebbe risultare più debole dell’altro. Invece l’incoronazione della nuova famiglia con delle ghirlande – addobbate con pietre semipreziose – ritrae lo spessore di significato e l’onore  che Dio conferisce agli sposi in quel prezioso momento.

Oltre a ciò durante il banchetto o nel momento in cui si esce dalla Chiesa, si romperanno dei piatti in segno di buon auspicio, spesso colmi di grano e petali oppure di monetine, grano e caramelle. In generale è la madre della sposa ad iniziare,  seguita dai parenti ed amici. Molte volte però tale tradizione viene rinnovata quando lo sposo e la sposa lasciano la loro casa per la celebrazione del matrimonio. Durante in banchetto, in verità, tale usanza è limitata: infatti essa dipende da ciò che ne pensa il proprietario del locale. Mentre più fattibile risulta essere  la “danza dei soldi“, dove gli invitati puntellano dei soldi sui vestiti come omaggio alla coppia. Infine, tutti gli ospiti si cimentano nei festeggiamenti con il caratteristico ballo del sirtaki.