Larry King lascia il suo show. Questa notizia, di portata internazionale, sembrava non aver interessato molto l’Italia. Nel paese in cui ci si tiene stretto il posto di lavoro finché si può e si allunga sempre più l’età pensionabile, la questione sembrava sollevare solo considerazioni di poco conto. Finora almeno.

Così Adnkronos ha ascoltato un po’ di volti televisivi, di politici e di esperti, che hanno disquisito sul fatto che King sia andato in pensione per lasciare il posto ai giovani oppure perché gli ascolti erano vistosamente calati e gli statunitensi si erano stancati della sua presenza.

Tra pareri discordi sulla vecchiezza dei format, conduttori di tutti i tipi, tra cui spiccano soprattutto i nomi di Bruno Vespa e Giovanni Floris, la TV italiana sembra non avere corrispondenza tra età dei suoi conduttori e qualità.

Evidentemente, però, il membro della commissione di Vigilanza Rai Maurizio Gasparri non è d’accordo con alcuni di questi intervistati e crede che chi ha raggiunto una certa età dovrebbe andare in pensione:

L’esempio di Larry King che è andato in pensione lo dovrebbe seguire in Italia Pippo Baudo, per una questione di età.

Baudo, dal canto suo, l’ha presa come un attacco personale e non ha tardato a replicare:

Il problema della TV italiana è molto serio e, più che i volti, riguarda la sua creatività e la sua efficacia che, quelle sì, stanno velocemente invecchiando. Viste le tante legislature che Gasparri ha alle spalle forse in pensione ci dovrebbe andare anche lui.

Gasparri però ha voluto avere l’ultima parola sul Pippo nazionale:

Stia tranquillo, quando raggiungerò la sua età sarò già in pensione.

La questione è stata affrontata, tra gli altri, anche dal conduttore Maurizio Costanzo, considerato da molti il Larry King italiano. Costanzo, con la sagacia che sempre lo contraddistingue, ha focalizzato il problema sulla mancanza di gavetta dei giovani, sul volere tutto e subito, senza prima apprendere il meccanismo del mezzo di comunicazione televisivo:

L’Italia è un paese stretto e lungo e quando uno comincia a fare una cosa poi il suo posto non lo vuole più lasciare. I giovani però ci devono essere. Noi conduttori esperti dovremmo avere la possibilità di seguire i nostri colleghi più giovani in altre fasce orarie e, perché no, in altri media. Oggi manca per gli aspiranti volti televisivi quella grande palestra che una volta era la radio.

Costanzo però sottovaluta un problema, la difficoltà per moltissimi di trovare un posto di lavoro anche con una lunga gavetta alle spalle, che poi è la questione che permette la cosiddetta fuga dei cervelli all’estero.

Una nazione che funziona bene dovrebbe trovare il giusto equilibrio tra giovani e anziani: giornalisti talentuosi e preparatissimi come Indro Montanelli o Enzo Biagi hanno lavorato fino all’ultimo e la loro professionalità dovrebbe essere di esempio ai giovani, ma anche a tutti gli altri.