Anni di studio e sacrifici per un camice bianco, ma solo uno su tre lavorerà stabilmente prima di avere bianchi anche i capelli. Questo è il destino della professione di medico, stando a un’indagine dell’Ordine provinciale di Roma dei Medici-Chirurghi.

Secondo questo studio di settore, intitolato “Giovani medici: indagine su occupazione, disoccupazione e precariato”, il 41,5% dei giovani dottori è in cerca di lavoro e una percentuale identica lo cerca anche se ne ha già uno, a causa della insoddisfazione e della precarietà. Ma il dato più clamoroso è un altro: solo il 35% dei medici under 45 ha un’occupazione stabile, i restanti due terzi navigano nelle cattive acque dei contratti atipici.

Una situazione che è probabilmente nella media italiana (l’Ordine dei medici capitolino è uno dei più grandi della penisola e rappresenta da solo il 10% di tutta la categoria) e che racconta come anche questa professione debba fare i conti con le problematiche più generali del lavoro per le nuove generazioni.

Comprese certe assurdità: più di un terzo (35,7%) dei giovani medici sta ancora seguendo un corso di formazione post-laurea (il 22,5% una specializzazione, il 9,8% un master o un dottorato), mentre soltanto l’1,9% fruisce di una borsa di studio o di un assegno di ricerca. Quindi, formazione continua, portata all’eccesso, ma ingresso nel lavoro sempre più ritardato.

L’età media nella quale si ha la concreta possibilità di ricevere uno stipendio adeguato (mediamente 2.243 euro) è sempre più alta, riducendo così a una discussione solo accademica la questione dell’innalzamento dell’età pensionabile in Italia: se oggi, in molte professioni, bisogna superare i 30 anni per cominciare a versare contributi, di certo non si può andare in pensione prima dei 65 o 67 anni.

Per le donne, poi, la situazione è ancora più drammatica, infatti a parità di età gli stipendi dei medici in gonnella sono quasi dimezzati (1.782 euro). La condizione di precarietà dei giovani laureati in medicina è persino peggiore della media di dieci punti percentuali. Così commenta lo studio:

«I giovani medici, rispetto ai loro coetanei, si trovano a fare i conti con un mercato del lavoro meno garantista. In questo quadro è interessante notare che si ritengono stabilizzati anche quelli che non hanno contratti stabili, il che implica che, nella cultura del lavoro di oggi, nel settore medico come in altri, la precarietà è così diffusa che si arriva a percepire stabilità anche nell’insicurezza. (…) Anche per i medici è aumentata l’incidenza di forme di lavoro precario e flessibile, da cui sembravano immuni sino a pochi anni addietro. In particolare, il lavoro atipico si è affermato anche tra i medici, con modalità che ricalcano quelle del lavoro subordinato. La professione medica rimane, come in passato, un investimento assai faticoso ma ormai dai risultati incerti.»

Fonte: Ordine Medici Roma