Men in Black 3 riporta al {#cinema}, dopo ben quindici anni dal suo esordio, la saga dedicata agli agenti in nero, gli addetti al controllo della vita extraterrestre sulla terra, diretta dal papà cinematografico dei primi due episodi Barry Sonnenfeld. Dopo il successo di Men in Black del 1997, capace di guadagnarsi oltre all’apprezzamento di pubblico e critica anche una statuetta agli Oscar per il miglior trucco e altre due nomination, e il poco riuscito seguito del 2002, Sonnenfeld ci riprova col veterano del cinema {#Steven Spielberg} che, per l’occasione, non esita a tenere da parte le vesti da regista per comparire come produttore esecutivo della pellicola che sfrutta la carta del viaggio del tempo per salvare il mondo dall’ennesimo attacco alieno.

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Squadra che vince non si cambia, o almeno non del tutto. Insieme agli immancabili e ovviamente riconfermati {#Will Smith} e Tommy Lee Jones, in Men in Black scende in campo la new entry del gruppo Josh Brolin, nei panni del giovane K; {#Emma Thompson} è invece il nuovo capo dell’agenzia, l’agente O, chiamato a sostituire Z, al secolo Rip Torn. A rappresentare il lato violento del mondo alieno c’è Jemaine Clement, il cattivissimo Boris che darà filo da torcere ai due uomini in nero, il neozelandese già visto nella pellicola di Jay Roach A Cena con un Cretino, insieme alla pletora di attori brillanti capitanati da Steve Carell. Insieme a Michael Stuhlbarg, visto sul grande schermo solo qualche mese fa nell’apprezzatissimo Hugo Cabret di Martin Scorsese dopo essersi guadagnato il ruolo principale in A Serious Man dei Fratelli Cohen, completano la rosa dei comprimari Bill Hader, la ex delle Pussycat Dolls e giudice di {#X Factor} USA Nicole Scherzinger e l’inglese Alice Eve.

K (Jones) e J (Smith), i Men in Black addetti alla protezione della Terra dai tentativi d’invasione aliena, sono alle prese con Boris l’Animale (Clement), ultima minaccia proveniente dallo spazio non solo in senso metaforico, visto che è appena fuggito dalla colonia penale in cui è imprigionato dal 1969 proprio per mano dell’agente più anziano. In gioco però c’è molto di più questa volta: Boris è intenzionato a modificare gli eventi che l’hanno portato in prigione e, per riuscire nella sua impresa, è pronto a viaggiare indietro nel tempo per uccidere il giovane K (Brolin). A J non resta dunque che tuffarsi nel passato degli anni Sessanta e salvare la vita del suo inseparabile collega.

Gioca sul filo del prequel Men in Black 3, lanciandosi in un viaggio a ritroso per introdurre l’ennesima minaccia venuta dallo spazio, intervallata da fasci di luce capaci di portare a galla alcuni degli aspetti rimasti ancora oscuri a chi, ormai molti anni fa, si è imbattuto per la prima volta nelle storie degli agenti nati dalla mente di Lowell Cunningham. Se l’originalità non è di certo la sua dote migliore, sono i toni di un sentimentale ritorno alle origini a farla da padrone nell’ultima fatica di Sonnenfeld, aiutato anche dall’affiatamento tra la nuova coppia d’azione formata da Smith e Brolin.

Scarsamente supportato da un 3D sfruttato decisamente non al meglio delle sue possibilità, se non per i pochi minuti iniziali comprensivi dei titoli di testa, il film può contare su di un cast completamente a proprio agio nei propri panni: sono le espressioni di Brolin e la verve di Smith, la ferocia di Clement -sul quale si poteva puntare di più, con una caratterizzazione da villain nettamente più spinta- e il volto costantemente stralunato di Stuhlbarg insieme alla sempre interessante Thompson e alla sua controparte sixties Eve a dare carattere e ritmo alle immagini, intrise di un fascino anni ’60 che sprizza da ogni millimetro di pellicola.

Fuori gli effetti speciali, gli alieni moderni e gli strumenti ipertecnologici dei men in black e dentro azione e ritmo, mostri e mostriciattoli che richiamano i protagonisti dei b-movies del periodo, uno su tutti l’indimenticato mostro della laguna nera, e armi di dimensioni pantagrueliche che fanno impallidire le armi e i mezzi di trasporto vanto dell’armamentario dell’agenzia. Certo che, se a guadagnarne è il lato più prettamente ilare, a farne le spese è l’ensemble che non riesce a riportare i fasti a cui potrebbero far ben sperare gli oltre 200 milioni di dollari investiti dalla produzione nella sua realizzazione.

Ritorno di fiamma per chi ha amato e seguito i primi due capitoli delle avventure di J e Z ma sicuramente più ostico per chi ha dimenticato le basi della storia, Men in Black 3 riesce a divertire e a far ridere grazie a un interessante incastro di elementi chiave, seppur senza riuscire a ripercorrere la strada verso il successo del titolo apripista. Chicca da non perdere è l’introduzioni di nuovi volti noti alla sfilza di extraterrestri ben mimetizzati tra gli ignari terrestri; dopo Michael Jackson, George Lucas, Sylvester Stallone e Danny DeVito, è la volta di Tim Burton, {#Justin Bieber} e {#Lady Gaga}, l’aliena più aliena della storia dei MiB.