Vaccinarsi in gravidanza contro l’influenza stagionale è un tema molto dibattuto, soprattutto quando si parla del virus H1N1. Una terapia preventiva nelle donne incita, infatti, sembra essere ben tollerata e utile a evitare questo tipo di patologia che proprio durante la gestazione potrebbe manifestarsi in forma più acuta.

I vantaggi dei vaccini antinfluenzali nelle future mamme, tuttavia, non finiscono qui. Uno studio recente ha messo in evidenza come il vaccino limiti la possibilità di dare alla luce un neonato prematuro, con tutte le conseguenze che un parto pretermine può avere.

L’esistenza di un legame tra vaccino antinfluenzale e nascita prematura è stato stabilito da un team di ricercatori della Emory University Rollins School of Public Health di Atlanta, che ha analizzato oltre 4000 coppie di mamme e bambini, nati tra il 2004 e il 2006, per verificare le possibili conseguenze del vaccino.

Saad B. Omer e il suo gruppo di studiosi hanno effettivamente riscontrato una maggiore incidenza di nascite premature nelle donne che non si erano sottoposte al vaccino, deducendo che questa terapia aiuta a portare a termine una gravidanza regolare evitando complicazioni alla nascita.

Questa scoperta potrebbe aiutare a limitare i parti pretermine nonostante nuovi studi e scoperte in campo medico stiano permettendo una sempre maggiore sopravvivenza dei neonati nati con molto anticipo, come il caso della bimba tedesca nata dopo solo ventuno settimane di gestazione.

Recentemente è stata testata anche l’efficacia di alcuni rimedi per evitare un parto pretermine, come ad esempio il progesterone in gel, una terapia non invasiva che può aiutare una donna incinta con alcune caratteristiche che influenzano in modo determinante un travaglio anticipato, come ad esempio il raccorciamento della cervice.

Sebbene la nascita prematura rappresenti ancora oggi una delle principali cause di mortalità infantile, esistono alcune terapie naturali che possono portare benefici al neonato e, in alcuni, casi, sostituire anche l’incubatrice. Si parla, in questo caso, della terapia della “mamma canguro“, che consiste nel far assorbire dal piccolo il calore materno mettendolo a contatto con il petto della mamma o del papà.