Il cibo è un arte per chi lo produce e per chi lo mangia. Nasce da questi presupposti il Mercatino del Gusto, kermesse enogastronomica partita ieri a Maglie, in provincia di Lecce e che prosegue fino al 5 agosto. Il Mercatino è organizzato dall’associazione Slow Food e questa è la dodicesima edizione. Una formula che va avanti ormai da anni, arricchendosi sempre di più, attraverso un patrimonio che non è nicchia di una regione, né di uno status sociale, ma che appartiene a tutti gli italiani, come concetto, nelle sue specificità.

Recarsi al Mercatino significa innanzitutto viaggiare attraverso gli stand degustativi, quelli della pasta, a partire da quella autoctona di Benedetto Cavalieri e Molino del Salento, che furono classificati tra i dieci migliori produttori al mondo da Vanity Fair, per poi passare all’olio, al formaggio, fino ai cocktail, tra cui spicca la novità con l’analcolico Puglia colada, a base di pesche, per poi passare ai dolci fatti di noci, di mandorle, di caffè, di cioccolata.

Galleria di immagini: Mercatino del Gusto 2011

E se vi trovate da queste parti in questi giorni, a proposito di prodotti autoctoni, provate la giardiniera piccante “Focu de lu Salentu” presso la Via della Gastronomia, e il liquore dolce nella cialda nella Via dei Dolci.

Un focus si è reso necessario tra i salumi. Si è tenuto infatti ieri il primo dei Laboratori del Gusto, parentesi degustativa che nella scorsa serata ha preso il titolo di “Onda su onda… fetta su fetta”. Il Laboratorio riguardava infatti i salumi e gli abbinamenti con il vino adatto, ed era condotto da Antonello del Vecchio di Slow Food, con due esperti che hanno guidato alle differenti qualità dei salumi, che si snodavano tra capocollo di Martina Franca, soppressata, carne secca, salumi di capra, di asino e di cinghiale nero, e alle differenti qualità di vini, rossi e rosati.

Quello che ci si chiede è perché troppo spesso cibi del genere si possano trovare solo in manifestazioni del genere o al limite nelle gastronomie, mentre la grande distribuzione è assolutamente aliena a essi. Si dice che il vero problema sia il prezzo, che la grande distribuzione non considera alla portata di tutti, ma è solo una voce e sembra più plausibile la congettura che certi {#alimenti} non possono essere acquistati all’ingrosso con il rischio di restare invenduti, ma è pur vero il detto “si mangia quanto si paga”, e magari non sarebbe male trovare certi prodotti nei supermercati.

Antonello Del Vecchio ha commentato quale potrebbe essere una soluzione:

“La soluzione potrebbe essere tornare ad acquistare sotto casa, anche per ridare vita a quegli scambi sociali che abbiamo perso. Fa bene discutere con il panettiere, con il macellaio, con l’ortolano, perché ci spieghino cosa ci apprestiamo a mangiare. Dobbiamo imparare a rilocalizzare i consumi, perché se non ci sono troppi intermediari il prodotto costa meno. Si deve, insomma, tornare a uno stile di vita diverso, ritrovare una dimensione di comunità anche nel cibo.”