Un mercato che incredibilmente riesce a tenere, nonostante lo scenario di debolezza che ha caratterizzato il 2011. In realtà, si sottolinea nel Primo Rapporto Immobiliare 2012 di Nomisma, il settore ha raggiunto la soglia massima di resistenza al di sotto della quale non è facile scendere oltre.

I risultati dello scorso anno vanno, quindi, interpretati in senso positivo, a fronte di una prospettiva non troppo rosea di un quadro ben più grigio: il rischio di un crollo ancor più disastroso e di più vasta portata. Quello che ha caratterizzato il trend del mercato immobiliare 2011 è stata la forbice troppo larga fra domanda e offerta. Da un lato un surplus di produzione e dall’altro una domanda bloccata dagli eccessi dei prezzi oltre che dai vari paletti burocratici.

E inoltre la scarsa qualità dell’offerta e l’instabilità normativa oltre che l’eccesso di burocrazia, come già sottolineato, e l’informazione poco chiara, sono tutti concause che hanno condotto l’Italia e la sua economia immobiliare ad una situazione di retroguardia. In questo scenario non troppo chiaro, l’enorme stock di invenduto mette a rischio la sopravvivenza delle imprese, ma soprattutto prospettive concrete della ripresa di ulteriore attività a medio termine.

Fallita la scommessa di una rilancio in tempi brevi, innescata dai pochi segnali positivi registrati nella prima parte del 2011, molte realtà hanno espresso valutazioni non più rispondenti all’attuale situazione di mercato, creando le condizioni per l’attuale carenza di liquidità. E così, in attesa di una illusoria ripresa, non sono state adottate strategie alternative e più rispondenti all’attuale realtà del mercato immobiliare in tutti i suoi segmenti, dall’abitativo al non residenziale alle varie nicchie di competenza.

E di conseguenza non si sono create le condizioni indispensabili per una ripresa graduale senza i necessari passaggi traumatizzanti. In sintesi, Nomisma prevede per il 2012 una fase in cui ”la movimentazione di interi portafogli o addirittura di veicoli favorirà la riduzione delle distanze tra domanda e offerta, ponendo basi più congrue su cui poggiare le ambizioni di rilancio”. Un fenomeno, peraltro, già accaduto alla fine degli anni ’90.