700.000 donne ogni anno subiscono l’asportazione dell’utero: il 60% di loro potrebbe ottenere benefici maggiori con un semplice dispositivo uterino, mantenendo così non solo la capacità riproduttiva ma anche la propria “identità biologica” di donna.

A lanciare il segnale di allerta sono gli stessi medici ginecologi, supportati anche dal risultato dello studio della prof.ssa Margit Dueholm del Dipartimento di Ginecologia e Ostetricia dell’Università danese di Aarhusche, pubblicato sulla rivista “Acta Obstetricia et Gynaecologica”, che ha coinvolto 228 donne.

A parlarne è la vicepresidente nazionale AOGOI (Associazione Ostetrici Ginecologi Ospedalieri Italiani, la dottoressa Valeria Dubini:

Le isterectomia in Italia sono troppe anche perché spesso praticate per risolvere patologie, come quella delle mestruazioni abbondanti, altrimenti risolvibili.

Proprio per salvare l’utero di quelle donne che, a causa del flusso eccessivo vivono una sorta di handicap, è nato il “Mestop: il progetto salva-utero“.

I dati statistici mostrano che l’asportazione dell’utero è il più diffuso intervento al mondo dopo il taglio cesareo: una donna over 60 su tre in USA e Australia e una su cinque nel Regno Unito ha subito questa “amputazione”.

Proprio per sensibilizzare soprattutto le donne, è stata pubblicata “la favola del ciclo mestruale“, un racconto volto alla conoscenza del proprio corpo e delle problematiche relative all’utero.