È scomparso da più di un anno, ma le polemiche sul suo decesso non cessano di proliferare. Questa volta, però, non parliamo degli abusi violenti del padre nei confronti del giovane Michael Jackson e nemmeno della sua curiosa vita presso la tenuta di Neverland. Oggi il re del pop balza agli onori di cronaca per una proposta di legge statunitense, pensata appositamente per evitare altri decessi per abuso di farmaci.

A uccidere Michael Jackson sarebbe stato un abuso di antidolorifici, tra cui il potentissimo Propofol: un vero e proprio anestetico utilizzato anche in sala operatoria. Come è ormai tristemente noto, il medico personale di Michael, Conrad Murray, avrebbe ceduto alle insistenti richieste del cantante somministrando dosi eccessive di questo farmaco, poi rivelatosi letale. Da questo episodio, la volontà di proporre una vera e propria legge, la “Michael’s Law“, che impedisca l’uso di tali sostanze in contesti non sicuri.

Come riporta il blogger Perez Hilton, infatti, un gruppo di pressione di Santa Barbara sarebbe riuscito ad attirare l’attenzione della DEA, la Drug Enforcement Administration, l’organismo che si preoccupa di verificare l’approvazione dei farmaci sul mercato.

Le legge vuole impedire ai medici di operare scelte distratte e impedire loro di somministrare farmaci che non dovrebbero essere utilizzati al di fuori dell’ambiente ospedaliero.

Si tratta di una proposta certamente lodevole, soprattutto perché l’abuso di queste sostanze richiede macchinari di rianimazione non disponibili in ambiente domestico. La loro somministrazione in contesti controllati potrebbe salvare numerose vite, grazie alla possibilità di intervento immediata e alla presenza di uno staff medico completo e competente.

È proprio il caso di dirlo: per una volta, la tragedia che ha coinvolto Michael Jackson non viene utilizzata dai media per la propagazione di notizie pruriginose o scottanti. La speranza è, quindi, che la DEA accetti questa proposta, così da evitare che simili decessi possano nuovamente avvenire.