Michele Santoro sta per mandare la Rai a “vaffanbicchiere”. Con questa espressione, utilizzata dallo stesso Santoro nel corso di questa edizione di Annozero, si può riassumere la soglia di sopportazione che probabilmente il giornalista ha raggiunto, grazie al suo complicato rapporto con la Rai.

Un rapporto che parte da lontano, a quando Santoro esordì in Rai nella redazione estera del TG3, di cui poi è stato anche vicedirettore. Tra gli anni ’80 e ’90 furono alcuni i talk show nel primetime che gli furono affidati, tra cui “Samarcanda“, “Il rosso e il nero” e “Tempo Reale”.

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Ma la svolta nel rapporto tra Santoro e la TV di Stato avviene nel 2002, con il cosiddetto editto bulgaro, quando cioè il premier Silvio Berlusconi attaccò Santoro ma anche il compianto Enzo Biagi e il comico Daniele Luttazzi, affermando che facevano un uso criminoso della televisione pubblica: seguì la cacciata dei tre e la parentesi da parlamentare europeo di Santoro, dopo aver cantato “Bella ciao” all’inizio di “Sciuscià”.

Venne poi lanciato un progetto che non decollò mai, “Telesogno“, in cui Santoro avrebbe lavorato con altri professionisti come Maurizio Costanzo. Ma Santoro fece causa alla Rai per licenziamento senza giusta causa e nel 2005, con una sentenza del giudice del lavoro del Tribunale di Roma fu reintegrato nel primetime e risarcito con un milione e 400 mila euro.

Nasce così Annozero, che parte nel settembre 2006 e la cui parabola si sta per concludere. Oggi ci sarà infatti la conferenza stampa di chiusura e potremmo sapere se è vero il rumor che afferma che Santoro, come alcuni suoi colleghi, sta meditando di passare a La7.