Midnight in Paris”, attesissimo dopo l’esordio all’ultimo {#Festival di Cannes} e la presentazione ufficiale al Torino Film Festival che proprio domani chiuderà i battenti, arriva finalmente oggi nelle sale cinematografiche italiane. Diretto da Woody Allen, regista innamorato della capitale francese fin da “Tutti dicono I Love You” del lontano 1996, la pellicola è una favola a occhi aperti, un incantesimo di poco più di un’ora e mezza in cui tuffarsi nelle atmosfere patinate e sognanti della sua epoca d’oro, gli anni Venti.

Galleria di immagini: Midnight in Paris

Capitanato da Owen Wilson, che per “{#Midnight in Paris}” ha ereditato da Allen la mimica e alcune caratteristiche espressioni indimenticabili, il cast è un interessante crogiolo di figure: da Rachel McAdams a {#Michael Sheen}, la prima fastidiosamente pragmatica almeno quanto i petulanti genitori repubblicani interpretati da Kurt Fuller e Mimi Kennedy, e il secondo borioso e insopportabile come il miglior antagonista della cinematografia alleniana. Non mancano poi i ruoli minori che, nel corso del film si rivelano di vitale importanza: c’è Marion Cotillard, l’Adriana di cui s’innamora Wilson, con Kathy Bathes, Adrien Brody, Corey Stoll e Léa Seydoux; tutti perfetti e imprescindibili nei loro personaggi.

Gil (Wilson) e Inez (McAdams), fidanzatini a un passo dalle nozze, trascorrono con la famiglia e gli amici Paul (Sheen) e Carol (Nina Arianda) le vacanze a Parigi; proprio nella capitale francese, Gil cerca l’ispirazione per il suo primo romanzo nonostante i pareri negativi di Inez e degli amici i quali non perdono occasione di minare le sue buone intenzioni, sottolineando la superiorità della sua carriera da sceneggiatore rispetto a quella di scritto. Una notte, ritrovatosi a vagare solitario per la città, Gil viene invitato da alcuni sconosciuti sulla loro auto d’epoca; è così che viene rapidamente catapultato nella Parigi degli anni Venti, periodo da lui adorato tanto da ambientare proprio in quell’epoca il suo romanzo. Qui farà la conoscenza di Zelda e F. Scott Fitzgerald, Ernest Hemingway, Gertrude Stein (Bathes) e Salvador Dalì (Brody) – solo per citarne alcuni -, tutti personaggi che ammira da sempre che gli daranno consigli sul suo nuovo progetto e sulla sua vita.

Che ne è stato del buon vecchio Allen, quello cinico e sarcastico di una volta? Non è dato da sapersi. Eppure questa divagazione sul tema della favola dai risvolti positivi, una spiccata dichiarazione d’amore per l’arte in ogni sua forma, è quanto di più dolce e lucido potesse regalarci il regista; non c’è banalità nel suo sguardo al passato, nel realismo del sogno, nella dimostrazione d’affetto per la Ville Lumière che diventa pian piano la culla di uno sbalordito e innamorato Gil.

La ricerca del passato, l’amore stesso per un’epoca ormai trascorsa e mai vissuta fa di Gil un autentico insoddisfatto: incapace di vivere il presente, messo a disagio da una professione che non lo appaga e da una relazione che gli è totalmente sfuggita di mano, il personaggio di Wilson si rifugia nella ruggente Epoca d’oro come fosse l’unico modo per fuggire dalla realtà. Sono proprio quelle figure iconiche dell’epoca a infondergli sicurezza, quelle certezze che non riesce a trovare altrove ad aprirgli gli occhi su una piccola verità che lo costringono ad affrontare i propri punti deboli: non c’è età o generazione che non rimpianga il passato, qualunque esso sia, con le sue stesse convinzioni e i suoi stessi timori.

Se Owen Wilson, protagonista indiscusso della pellicola è perfetto nel suo nostalgico e sognatore Gil, sono i protagonisti del passato a rubare la scena spesso e volentieri. Dalla perfetta Kathy Bates fino a Corey Stoll, per arrivare all’irresistibile dialogo tra uno straripante Adrien Brody nel ruolo di Salvador Dalì, insieme a Luis Buñuel e Man Ray davanti a un incredulo Gil che tenta inutilmente di spiegare la sua improbabile provenienza da un’epoca futura; proprio Brody, nonostante il pugno di scene del quale è protagonista, è probabilmente uno dei ritratti meglio riusciti di Allen che ha saputo giocare con arguzia dosando con maestria il tono macchiettistico e la caratterizzazione esilarante del maestro del Surrealismo.

Si ride dunque, anche molto, grazie all’irresistibile tono ironico di Woody Allen che ha fatto di “Midnight in Paris” una commedia romantica di alto livello come raramente accade a Hollywood. Aiutato anche da una fotografia da urlo di Darius Khonji che, difficilmente, può scivolare via senza lasciare emozioni, Allen centra il bersaglio proponendo con il suo solito sorriso ironico uno dei migliori film della sua produzione recente.