David Fincher, a Roma con {#Rooney Mara} per presentare il suo “Millennium – Uomini che odiano le donne”, ha parlato a lungo con i giornalisti dell’interpretazione del romanzo di Stieg Larsson, idee che si sono poi concretizzate all’interno dell’attesissima pellicola che arriverà nelle sale cinematografiche italiane il prossimo 3 febbraio. Durante la conferenza stampa organizzata per la presentazione del film, il regista ha sviscerato alcuni aspetti fondamentali sul personaggio di Lisbeth, interpretato dalla Mara: una punk sofferente, chiusa e con uno stile torbido in cui si rifugia lasciando fuori il resto del mondo.

«La Lisbeth che vedevo io non era solo dura. È una ragazza che ha paura, che si nasconde. È sofferente e sempre molto coerente. Ha sicuramente un look punk: è un porcospino. Ma con il suo aspetto e il suo modo di porsi lei non vuole dire solo “stammi lontano, vai via”, ma anche “io sono immondizia”. Lisbeth ha preso la decisione di vivere e di non essere mai più ferita, per questo non concede a nessuno di avvicinarla di entrare in intimità con lei. Non si fida di nessuno. L’unico di cui si fiderà sarà Blomkvist: lo trova affascinante perché è stato talmente bravo da trovarla, mentre lei fa di tutto per nascondersi. Lui le farà ritrovare la fiducia che non ha mai avuto nel genere maschile».

Galleria di immagini: Presentazione a Roma di "Millennium - Uomini che odiano le donne"

{#David Fincher} ha colto l’occasione per approfondire il rapporto che, nel corso di “Millennium – Uomini che odiano le donne”, nasce tra Lisbeth Salander e Mikael Blomkvist, interpretato dall’attore inglese Daniel Craig. Una relazione fisica, viscerale, che si distacca dall’interpretazione della trasposizione cinematografica svedese del primo libro della trilogia “Millennium” di Larsson:

«Volevo che questo film raccontasse la storia di due persone che si aiutano a vicenda in un momento drammatico della loro vita. Volevo analizzare il rapporto fra queste due persone da un’ottica sessuale: non sono amanti, non sono amici. Questo credo sia un aspetto che rende diverso il mio film rispetto a quello svedese. Alla fine del film Lisbeth non diventa più morbida, ma ha imparato a fidarsi di qualcuno, perché prima di incontrare Blomkvist lei non aveva mai lasciato avvicinare nessuno».

Durante l’intervista, Fincher ha speso anche alcune parole su Harriett, personaggio che con Lisbeth ha in comune un trascorso di violenze subite per mano di uomini; un dolore profondo che, attraverso le fotografie della prima, raccontano il passato della seconda unendole con un lungo filo rosso. Dettagli fondamentali, quindi, quelli delle foto, capaci di raccontare una storia all’interno del film stesso:

«Abbiamo realizzato un mini-film dentro il film. Volevamo rendere veramente l’idea di quello che era successo a Harriett, quello che girava intorno a lei. Abbiamo dedicato settimane solo per fare le foto, creando le scene appositamente per scattarle. Per le foto della parata ad esempio abbiamo girato prima le scene del film in un giorno e poi abbiamo dedicato un’altra intera giornata a scattare le foto. […] C’è un parallelismo ideale tra la storia di Harriett e quella di Lisbeth; è un parallelismo non dichiarato, ma che di fondo dà grande sostegno alla storia. Entrambe hanno subito violenza da parte degli uomini e hanno reagito in modi diversi. Anche la storia di Harriett è piena di sofferenza».