La strenue battaglia del Vaticano contro il preservativo spesso investe e travolge molti dei suoi portavoce che, seguendo i dettami di Cristo piuttosto che quelli arcaici del Papa, portano avanti con forza e coraggio comunità di bisognosi stipati ai margini del mondo.

È il caso di padre Valeriano Paitoni da 33 anni in pianta stabile in Brasile come unico punto di ferimento per una comunità vasta e sofferente, costituita da bambini e adolescenti ammalati di AIDS. Il ruolo di questo piccolo missionario è sempre stato quello di fornire supporto emotivo e fisico, oltre che economico, nei confronti di migliaia di bambini orfani o abbandonati dalle famiglie.

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L’uomo di 61 anni lavora da tre decenni nel nome della sua congregazione, l’Istituto Missioni della Consolata, e ha creato asili e luoghi di degenza lontani dalla freddezza tipica dell’ospedale. Centri dove il senso di famiglia, calore e casa è tangibile; oltre a istruire gli adulti sulla prevenzione e la protezione sessuale tramite l’utilizzo del preservativo.

Questo atteggiamento, forse troppo liberale per una Chiesa ancorata al passato, viaggia di pari passo con la società attuale ed è di grande sostegno in una megalopoli di undici milioni di abitanti come San Paolo dove la prostituzione, in particolare quella minorile, è una piaga costantemente aperta.

Più volte la Chiesa ha ammonito il missionario, dissuadendolo e costringendolo a mantenere un profilo più in linea con i dogmi religiosi. Ma padre Valeriano ha sempre sostenuto:

“Per me il preservativo non è un male minore. Fra i beni, il profilattico è il bene maggiore”.

Ora giunge questo richiamo e l’ordine di ritornare con urgenza in Italia, il quale metterebbe in discussione la continuità e l’operato dei tre centri creati dal missionario. Per aggravare il tutto l’arcidiocesi paulista, proprietaria di un edificio che ospita la Casa Siloè, uno degli asili, ha dato l’avviso di sfratto al sacerdote italiano.

Una sorta di attacco congiunto che non è passato inosservato agli occhi dei fedeli della Chiesa Cattolica Nossa Senhora de Fatima di Imirim, un quartiere periferico di San Paolo, i quali hanno minacciato una vera rivolta atta a trattenere il sacerdote in terra brasiliana.