Cos’è il rock? Difficile spiegarlo a parole, ma un film del 2009 di Richard Curtis, “I love Radio Rock“, può aiutare a comprendere. La pellicola prende le mosse dalla storia vera di Radio Caroline, radio pirata al largo del mare del Nord, in un’epoca, la metà degli anni ’60, in cui nel Regno Unito non era possibile trasmettere 24 ore su 24 musica rock e pop.

Nella colonna sonora compaiono i brani di alcuni gruppi rock notevoli, come i Kinks. Il rock è il genere musicale che discende direttamente da quell’attitudine chiamata rock’n’roll, un’attitudine all’essere rivoluzionari e a “morire giovani per lasciare un bel cadavere”, come fa dire Quentin Tarantino a uno dei suoi più interessanti personaggi cinematografici.

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La storia del rock è infatti costellata di artisti scomparsi da giovani, prima che la parabola della loro musica fosse conclusa. E c’è qualcuno che non è veramente morto, anche se qualcuno sostiene che lo sia. Parliamo naturalmente di Paul McCartney, anima insieme a John Lennon del gruppo dei Beatles, il primo fenomeno musicale di massa di portata mondiale. È con i Beatles che viene utilizzata per la prima volta la parola rock (senza roll): i critici usarono questo termine per definire il loro album più importante e innovativo, “Sgt. Pepper’s lonely heart club band“. Dalla copertina e dai testi delle canzoni contenute in questo album, qualcuno lanciò la leggenda metropolitana della morte di Paul McCartney: secondo i complottisti, il musicista sarebbe scomparso in un incidente stradale e sostituito con un sosia, il canadese William Campbell.

Dell’album fa parte “Lucy in the sky with diamonds“, un viaggio psichedelico all’interno del quale qualcuno ha pensato di ravvisare un accenno all’uso dell’acido lisergico: LSD è infatti l’acronimo del titolo. Ma, come scritto da Riccardo Bertoncelli e Franco Zanetti in “Sgt. Pepper, la vera storia”, dopo tanti anni non abbiamo ragione di non credere alla spiegazione fornita da Lennon, che affermò di essersi ispirato a “Alice nel paese delle meraviglie” e a un disegno del suo primogenito Julian, che ritraeva una compagna di classe, Lucy, nel cielo coi diamanti.

In quegli anni, nella mentalità comune era facile creare dualismi musicali. Per cui, accanto ai Beatles particolare rilevanza in Gran Bretagna assunsero i Rolling Stones, gruppo ancora attivo, che annovera tra i suoi componenti delle vere e proprie icone del rock, come Mick Jagger e Keith Richards. Come i Beatles, gli Stones legarono il proprio nome all’utilizzo di droga, negli anni però sconfessato dallo stesso Jagger. Tra i loro pezzi è difficile sceglierne uno, tante e tali sono le loro celeberrime canzoni, da “Start me up” (durante la cui esibizione Jagger esegue il suo “passo del gallo”) a “Satisfaction”, a “Simpathy forn the devil“, in cui compare la frase “please to meet you”, simbolo dell’edonismo artistico che cede alla tentazione di stringere un patto con il diavolo per diventare famosi e immortali. E a giudicare da come gli Stones portano bene i loro anni, viene quasi da pensare che l’abbiano stretto davvero un patto col diavolo. Tra le loro canzoni, comunque, ne esiste una che è emblematica: si tratta di “Paint It black“, che consta di numerose cover e una celebrità postuma per il fatto di trovarsi come colonna sonora nel film “Full metal jacket” di Stanley Kubrick. La canzone è anomala, perché nell’epoca dei figli dei fiori si è ben lontani dal vedere tutto nero, che si stia parlando di un lutto o di un amore non corrisposto.

Sempre restando in argomento “droga & rock”, un’icona in tal senso è rappresentata anche dal poeta Sid Barrett, detto “the madcap”, compositore di alcune delle più belle canzoni della prima band rock psichedelica britannica, i Pink Floyd. Barrett, con l’andare del tempo perse purtroppo la sua verve creativa, e anche il senno, a causa del costante uso di acidi.

E se parliamo di droga non possiamo ignorare l’apporto di una band fondamentale per la storia del rock. Direttamente dalla factory di Andy Wharol, i Velvet Underground seppero non solo incarnare lo spirito delle epoche che avrebbero attraversato musicalmente, ma soprattutto restituirci dei pezzi emblematici ai fini della conoscenza del genere. Tra le collaborazioni strette dai Velvet Underground (i cui esponenti principali furono Lou Reed e John Cale), c’è quella con Nico, cantante tedesca al secolo Christa Päffgen, e autrice di quello che alcuni critici definiscono uno dei migliori cinque album della storia del rock, “Desertshore”. Questa che vi facciamo ascoltare è però “Heroin“, canzone che ricalca nei ritmi gli effetti dell’eroina. Lou Reed, da solista, avrebbe scritto anni dopo la sua spettacolare “Perfect day”, canzone che consisteva in una presa in giro, forse anche moralizzante, dell’uso di eroina.

Quando parliamo di rock, dicevamo, non possiamo prescindere da tutte quelle icone emozionanti che persero la vita giovanissime, da Janis Joplin scomparsa a 27 anni per overdose di eroina, o Jimi Hendrix, il chitarrista del rock per eccellenza, morto anche lui ventisettenne in circostanze misteriose, anche se quelle più tramandate sono relative a un soffocamento da vomito dopo l’ingestione di un cocktail di alcool e tranquillanti. Tra i gruppi più amati della storia del rock troviamo anche i Deep Purple e i LED Zeppelin, questi ultimi caratterizzati da una proverbiale non eccessiva fantasia nel dare i titoli degli album. Tra i solisti non possiamo ignorare la sacerdotessa del rock Patti Smith, Iggy Pop (uno dei musicisti più coinvolgenti ancora oggi nei loro live) fondatore della garage band Iggy & The Stooges, ma anche David Bowie, il “duca bianco”. Leggenda vuole che Iggy Pop e David Bowie abbiano avuto una storia d’amore: certo è che Bowie salvò musicalmente molto spesso Pop, producendolo e aiutandolo in vari modi e riuscendo a consegnarcelo fortunatamente intatto fino a oggi. Su questa storia d’amore è basato il film “Velvet goldmine“, titolo anche di una celebre canzone di Bowie del suo periodo glam. Ma quelli che probabilmente incarnarono maggiormente l’epoca degli albori del rock furono i Jefferson Airplane: quella che segue è la loro “Somebody to love”.

Un capitolo a parte meriterebbe quello che è stato probabilmente il più grande fenomeno rock di tutti i tempi, i Queen. Guidati dal loro guru Freddie Mercury, scomparso prematuramente dopo aver contratto l’AIDS, i Queen riuscirono a farsi interpreti di tutte le sfumature del rock, anche attraverso una sardonica satira e una forte critica agli orrori della società. Mercury, omosessuale dichiarato, e la sua band comparvero persino all’interno di un video in panni femminili: si tratta di “I want to break free” che, al di là del testo, mostrava delle immagini che erano un chiaro invito a lottare contro i cliché e contro qualunque genere di omofobia. Il brano che ascoltiamo è invece una delle canzoni dei Queen più amate, “Bohemian rhapsody“: non si tratta del video ufficiale, ma della scena del capolavoro demenziale intepretato da Mike Myers “Fusi di testa”, in cui Myers e i suoi amici sono alle prese con un “normalissimo” venerdì sera.

Ecco, infine, dieci canzoni da cui non si può prescindere parlando di rock, non necessariamente in ordine d’importanza:

  • Janis Joplin, “Piece of my heart”
  • Velvet Underground, “Heroin”
  • Pink Floyd, “Shine on crazy diamond”
  • Patti Smith, “Because the night”
  • Queen, “Bohmenian rhapsody”
  • Jefferson Airplane, “Somebody to love”
  • Jimi Hendrix, “Foxy lady”
  • Beatles, “Lucy in the sku with diamonds”
  • Rolling Stones, “Paint It black”
  • LED Zeppelin, “Black dog”