Dicono che il lavoro nobilita l’uomo, e in effetti dovrebbe essere così, tuttavia ci si rende conto che a volte questa bella frase non vale per tutti e il discorso cambia.

Sentire di non essere più portati a svolgere una determinata professione o mansione lavorativa, solo perché qualcuno ha deciso di renderci la vita impossibile, di reputarci inferiori o incompetenti per quello che stiamo facendo, non solo è ingiusto ma veramente insostenibile dal punto di vista psicologico. Questo spiacevole stato di cose prende il nome di mobbing, un atteggiamento che è necessario riconoscere e combattere in tempo.

Il mobbing racchiude in sé diversi comportamenti violenti tra i quali angherie, emarginazione, umiliazioni e maldicenze, compiuti da un individuo verso un altro per prolungati periodi di tempo, senza che la vittima possa fare qualcosa per sfuggirvi. Chi viene maltrattato in questo modo diventa succube del suo aguzzino e cosa ancora peggiore, si autoconvince di essere una vera e propria nullità per chiunque, rimanendo imprigionato in un circolo vizioso lesivo della sua dignità personale, della sua libertà e salute fisica e mentale.

Il mobbing sul lavoro può essere condotto con lo scopo di indurre una persona a lasciare definitivamente il suo impiego senza essere a tutti gli effetti licenziato, per ritorsione a causa di comportamenti non condivisi oppure anche solo per un legottimo rifiuto a proposte immorali, indecenti e illegali. Può essere distinto in mobbing gerarchico e mobbing ambientale, dove il primo è perpetrato dai superiori, mentre il secondo dai colleghi di lavoro che concorrono a isolare la parte debole.

La vittima di mobbing inoltre viene spesso vessata dai colleghi che pretendono di farvi ricadere la colpa del cattivo andamento dell’azienda. Tutto ciò comunque comporta per la persona presa di mira, uno stress non indifferente e la possibilità purtroppo non remota di ammalarsi seriamente.

Le prime avvisaglie del mobbing sul lavoro, si verificano con i seguenti atteggiamenti e campanelli d’allarme: sottrazione senza motivo di incarichi o della postazione di lavoro, cambiamento di mansioni rese più banali, come ad esempio limitarsi a rispondere al telefono o fare fotocopie, rimproveri e richiami sia in privato che in pubblico per sciocchezze. Spesso il lavoratore viene dotato di computer e accessori di scarsa qualità, o di arredi scomodi o ancora peggio costretto a operare in ambienti poco illuminati.

Alla luce di tutto questo cosa può fare il lavoratore per salvaguardarsi? La giurisprudenza in tale circostanza e in tale materia, può disporre un risarcimento relativo al danno biologico (lesione che riguarda l’integrità psicofisica di una persona), che si distingue da quello esistenziale (soggettivo e inteso come turbamento dello stato d’animo). Meglio di niente è vero, ma siamo ancora lontani dalla punizione esemplare, quella che insegni a vivere in mezzo agli altri rispettandoli in ogni aspetto della vita privata e lavorativa.