Le parole sull’argomento ormai si sprecano. Le campagne in stile pubblicità progresso pure; le taglie morbide e le modelle curvy riescono anche a conquistare le copertine o le passerelle di qualche grande nome. Ma sempre all’ombra di donne che ombra ahimè ne possono fare ben poca.

E, nonostante tutto, riesco ancora a rimanere sconvolta. In Svezia alcune agenzie di moda pare vadano reclutando le proprie modelle direttamente al Centro per Disordini Alimentari di Stoccolma. Proprio in un Paese che si autoproclama tra i piu’ avanzati e civili del nostro pianeta. La faccenda è a mio parere di una gravità immane.

A questo punto sospetto che non si tratti più di voler propinare un determinato stile o un particolare ideale di bellezza, per quanto opinabile; penso invece che si tratti dell’insana tendenza, tutta umana, all’autodistruzione annunciata, una forma di autolesionismo massificato che trova la sua ragione d’esistere in un sadismo a tratti impietoso, a tratti masochistico.

Alla fine è sfruttamento. Alla fine, anche in questo campo, vince la spettacolarizzazione del macabro e della sofferenza. Scheletri ambulanti non stanno sulla passerella per portare dei vestiti, ma per dire “guardami, renditi conto che non sono normale e infine…invidiami”.

Già perchè il meccanismo davvero perverso in tutto questo è la reazione delle folle: certe modelle sono visibilmente anoressiche, nell’accezione patologica del termine. Eppure riusciamo ad invidiarle. Anzi, riescono a farcele invidiare, e la caccia allo spigolo ci perseguita.

Sto seriamente cominciando a pensare che l’essere umano in fondo provi invidia per il dolore, o almeno per chi lo porta addosso con tanto di testa alta, magari su un tacco 15. Perchè forse chi sa soffrire offre paradossalmente una sicurezza che compensa in qualche modo il perduto istinto naturale alla sopravvivenza.

O, almeno, questa è l’unica riflessione parzialmente positiva che riesco a elaborare. Perchè di fronte all’ennesimo acuirsi di un circolo vizioso tanto distruttivo come quello creato dall’ipotetico concorso “Miss Ossa Perfette”, francamente non so più che altro dire.

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