Centinaia di donne yemenite sono scese ieri nella piazza di fronte al Parlamento nella capitale Sana’a per sostenere la legge che vieta alle bambine di contrarre il matrimonio prima dei 18 anni.

Tra loro c’era anche Nojoud Mohammad Ali, il simbolo della lotta ai matrimoni forzati nello Yemen: costretta a soli 8 anni a sposare un uomo di 28, nel 2008 è riuscita a denunciare suo padre e a ottenere il divorzio.

Dopo questa vicenda, è infatti partita una proposta di legge per regolamentare la pratica dei matrimoni forzati, che in realtà è stata già approvata a febbraio 2009, ma poi è stata bloccata e inviata alla Commissione Parlamentare di esame da un gruppo di deputati che l’ha bollata come anti-islamica.

Secondo uno studio del ministero per gli affari sociali, un quarto delle yemenite si sposano prima dei 15 anni. A favorire questa situazione c’è sicuramente la struttura tribale della società e una grande povertà, soprattutto nelle zone rurali. Far sposare le proprie figlie quando sono ancora così giovani significa per le famiglie assicurare alle piccole una sicurezza economica e, a se stesse, una bocca in meno da sfamare.

Ma anche la religione ha un peso fondamentale. Molti ulema yemeniti sostengono che l’età del matrimonio non è fissata dal Corano e che lo stesso profeta Maometto ha preso in moglie Aisha all’età di 9 anni.

Per questo motivo, le donne che hanno protestato, mostrando l’immagine di una bambina con il velo che stringe tra le mani una bambola, sono state ritenute delle coraggiose, in quanto proprio tre giorni prima un corteo molto più grande di donne, completamente coperte da niqab neri e giunte con decine di pullman da tutto lo Yemen, ha protestato per il motivo opposto al grido di “non è lecito vietare ciò che Dio permette”.

Sicuramente è difficile distinguere tra il bene e il male in una società con un tale retaggio culturale e religioso, ma sicuramente non si può rimanere indifferenti di fronte a casi come quello, preso ad esempio nelle proteste, della piccola Fawzia Abdallah Youssef, di soli 12 anni, morta a settembre 2009 nel dare alla luce un bambino, purtroppo nato morto, frutto di un matrimonio contratto a 11 anni. Se per cultura si accetta l’esistenza di mogli bambine, per scienza e oggettività si deve ammettere che il corpo di una bimba non è quasi mai pronto per una gravidanza.