Monsieur Lazhar è il film candidato per il Canada all’84ª edizione della cerimonia degli {#Oscar}, diretto da Philippe Falardeau che ritorna dietro alla macchina da presa con l’adattamento dell’opera teatrale del 2002 di Évelyne de la Chenelière, Bashir Lazhar. Con Fellag, attore, comico e scrittore algerino, protagonista, il regista canadese affronta i difficili temi del lutto e della separazione attraverso gli occhi dei bambini guidati dall’improvvisato maestro con alle spalle un passato duro da superare.

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Bachir Lazhar, immigrato algerino in Canada, si candida come insegnante in una scuola che ha visto una delle sue maestre morire suicida in una delle sue classi, scoperta dagli occhi innocenti di un alunno. Sebbene all’inizio le differenze culturali e le tecniche d’insegnamento sembrano dividere drasticamente l’uomo dai suoi ragazzi, sarà la vicinanza emotiva che s’instaura tra di loro a creare un forte legame capace di unirli, nonostante le pesanti ombre del passato alle sue spalle.

Per {#Monsieur Lazhar} l’insegnamento non è solo una mera esposizione di nozioni, da inculcare nei giovani virgulti; c’è molto di più: esperienze di vita, saggezza delle piccole cose e capacità di trovare in sé stessi la spinta vitale verso il domani. È così che il personaggio interpretato da Fellag si pone davanti al suo pubblico personale, una classe di ragazzini privati della loro guida e, ancor di più, della capacità di affrontare il lutto della perdita della propria insegnante in maniera emotiva, se non dietro il rigido controllo da parte della psicologa scolastica.

Il vuoto, che sia una conseguenza della morte o dell’assenza di una figura capace di guidare e accompagnare passo dopo passo i protagonisti della pellicola del regista canadese nel cammino della vita, dell’animo umano viene colmato reciprocamente dalla presenza simbiotica dei protagonisti del film; adulti e bambini si completano reciprocamente, chi difendendo la delicatezza dell’infanzia e traghettando le future speranze verso l’età adulta chi riempiendo quello spazio rotto, rimasto privo della sua essenza vitale in seguito ai devastanti eventi che hanno colpito la famiglia dell’insegnante “per caso”.

Un viaggio sussurrato e mai troppo calcato nei toni, quello di Philippe Falardeau, capace di dipingere con tinte tenui la specialissima relazione tra Lazhar e i suoi piccoli allievi; un ritorno sul mai troppo discusso tema della figura del maestro: non solo una macchina, in grado di distribuire informazioni senz’anima, ma una vera e propria guida capace di accompagnare le giovani menti attraverso il duro percorso della crescita, soprattutto in momenti duri come quello attuale, in cui spesso vengono a mancare proprio quelle persone fondamentali che non dovrebbero mai mancare al fianco di qualsiasi bambino.