Abbiamo parlato in continuazione di emancipazione femminile, del ruolo che la donna ricopre attualmente nella società, e di come le donne islamiche debbano lottare costantemente per acquisire i diritti basilari. Ma nonostante ciò, nonostante ci sia da anni la lotta per la parità dei diritti, c’è ancora chi nel mondo cattolico si appella alle sacre scritture per riportare le donne a una condizione di sudditanza rispetto agli uomini, in particolare rispetto ai propri mariti.

A esprimersi in questi termini, non di certo per la prima volta, è Monsignor Vincenzo Franco, vescovo di Otranto, in occasione della ricorrenza della Presentazione di Maria a Elisabetta, evento della fine del mese dedicato alla Madonna. E proprio parlando della Vergine Maria che Monsignor Franco, forse un po’ anacronisticamente, cerca di riportare la donna nel suo ruolo di angelo del focolare. Cita la Madonna come esempio di umiltà, di beatitudine e di santità, e fino qui nulla da dire.

Ma nel momento in cui Monsignor Franco passa a parlare delle donne di oggi, viene fuori il tipico conservatorismo ecclesiastico:

I tempi sono radicalmente cambiati e direi in peggio, con donne spesso ribelli nel nome di un femminismo esagerato, che pretende di cambiare il corso della natura e della storia. Non lo dico io, ma San Paolo: la donna sia sottomessa al marito che rimane pur sempre il capo della famiglia non per capriccio, ma per rispetto di un ordine costituito. Queste cose, che non ho inventato io, ma sono nella scrittura, andrebbero ribadite con maggior fermezza, ma oggi spesso si sorvola per quieto vivere.

Ma San Paolo è vissuto moltissimi anni fa, in un periodo storico in cui non esisteva il “femminismo esagerato”, e forse esisteva una Chiesa a cui non venivano rivolte accuse di nessun tipo, che poteva lasciarsi andare a moralismi senza prendersela con chi cerca solo di conquistare qualche lecito diritto.