Salute e sanità dovrebbero andare di pari passo, ma non sempre è così. Così giunge la notizia di un’incidente sanitario, o un presunto caso di malasanità, che avrebbe portato alla morte un giovane diciannovenne, Luca De Carlo, affetto da una grave forma di diabete giovanile. Il ragazzo era ricoverato presso il Policlinico dell’Università di Napoli Federico II e sul suo corpo sarà effettuata un’autopsia per stabilire la causa della morte.

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I genitori infatti, secondo quanto riferito da chi era con lui in nosocomio, pensano che sia stata una trasfusione a provocare la morte. La sanità al momento è in attesa di risposte in relazione a questo incidente, per cui è ancora presto per dire se ci sono eventuali responsabilità nel peggioramento dello stato di salute del ragazzo.

La famiglia De Carlo ha presentato una denuncia alla Polizia: per i familiari le colpe sarebbero da imputare a una flebo, tanto che è stata disposta persino un’indagine. Il ragazzo aveva subito un abbassamento della vista, da qui il ricovero per stabilire ed escludere ipotesi come la sclerosi multipla. Pare ci fosse un’infiammazione del nervo ottico, curata con medicinali a base di cortisone e una terapia di protezione gastrica.

Il padre di Luca, Lucio De Carlo, ha raccontato da dove provengano le sue perplessità sullo stato di salute del giovane, in base alle parole dei medici che han dichiarato come la morte sia stata causata da un arresto cardiaco da iperinfusione:

«Mia figlia Ilaria mi riferiva di aver parlato con il compagno di stanza di Luca, un suo coetaneo, il quale avrebbe riferito che appena pochi minuti dopo l’inizio della somministrazione della flebo giornaliera, Luca avrebbe riferito di sentirsi male, si era alzato dal letto per andare a urinare, ma era caduto in terra.»

Venerdì scorso poi una serie di incongruenze: al ragazzo erano state somministrate quattro flebo, più un’altra durata tre quarti d’ora anziché quattro ore, e non era stata somministrata la protezione gastrica. Pare che comunque Luca si sentisse bene e avesse perfino giocato a carte con gli altri pazienti, fino alla telefonata ricevuta dai genitori, in cui il personale medico avrebbe fatto sapere che il ragazzo era in terapia intensiva a causa di una crisi epilettica.

Fonte: Il Sole 24 Ore.