La notizia della morte di Amy Winehouse ha letteralmente monopolizzato i media internazionali e, non poteva essere altrimenti, anche i social network. Su Twitter la storia della tormentata cantante inglese ha addirittura oscurato la strage di Oslo, dove hanno perso la vita ben 91 giovanissimi per opera di un terrorista cristiano.

Galleria di immagini: Amy Winehouse, le reazioni

Le cause del decesso della cantante di “Back to Black” non si sapranno con certezza fino all’autopsia, in programma per la giornata di oggi, ma alcune indiscrezioni hanno già fatto capolino in Rete. Secondo il noto Perez Hilton, Amy soffriva da tempo di convulsioni che l’alcol avrebbe reso talmente intense da essere mortali. Una storia, questa, che tuttavia trova supporto solo sulle pagine del blogger.

Sono in molte le star che hanno voluto esprimere il loro cordoglio, in particolare via Twitter. Da Rihanna a Demi Lovato, passando per Demi Moore, Selena Gomez, Ashton Kutcher, Ricky Martin, Bryan Adams e molti altri, tutto lo showbiz ha voluto esprimere il proprio choc. Fra questi, emergono con un certo dolore le reazioni di tutti coloro che con la Winehouse hanno stretto rapporti lavorativi e amicali importanti, come il produttore Mark Ronson e l’amica Kelly Osbourne.

Ronson è il fautore del successo planetario di Amy Winehouse: è proprio grazie al talentuoso musicista che Amy è riuscita a svincolarsi da “Frank“, un esordio che non ha mai troppo digerito per via delle pressioni delle major della musica, per dedicarsi a “Back to black”, il suo capolavoro. La loro collaborazione è poi culminata nel 2007 in “Version”, l’album di cover di Ronson, con il duetto “Valerie” e la loro esibizione ai Brit Awards, considerata come uno dei migliori momenti della carriera della cantante. Qualche tempo fa una polemica li aveva coinvolti sulla stampa, perché la Winehouse, in un momento forse di scarsa lucidità, aveva sottolineato come il produttore fosse morto ai suoi occhi in seguito ad alcune dichiarazioni sulla paternità di “Back to Black”. La querelle, tuttavia, si è risolta in pochissimi giorni con il rinnovo della stima fra i due. Alla notizia del decesso, Mark ha così commentato:

“È stata la mia anima gemella musicale e per me una sorella. Questo è uno dei giorni più tristi della mia vita”.

Kelly Osbourne ha stretto amicizia con Amy nel 2008 e le due sono state paparazzate insieme nelle più svariate occasioni. Storica agli occhi del gossip la fotografia che le immortala in tenuta casual fuori dall’abitazione della Osbourne, dove la Winehouse appare per la prima volta in versione biondo platino. Kelly ha espresso il proprio dolore via Twitter:

“Non posso nemmeno respirare ora, sto piangendo intensamente. Ho appena perso una delle mie migliori amiche, ti amerò per sempre Amy e non dimenticherò mai il tuo vero io”.

Samantha Ronson, la DJ sorella del già citato Mark e salita agli onori di cronaca per la travagliata storia d’amore con Lindsay Lohan, ha invece voluto richiamare i social network all’ordine, dopo che la news della scomparsa della cantante aveva generato battute di pessimo gusto fra gli utenti:

“Non capisco come qualcuno dotato di anima possa scherzare sulla scomparsa di uno dei più talentuosi artisti che la nostra generazione vedrà”.

Il dolore più intenso, tuttavia, lo lascia trasparire un personaggio che è stato decisamente vicino ad Amy in questi ultimi mesi. Si tratta del regista Reg Traviss, ultimo fidanzato dell’interprete, ripreso ieri sconsolato ed attonito nei pressi dell’abitazione della Winehouse a Camden Square. Traviss è noto per aver cercato di convincere Amy alla disintossicazione, tanto da imporre, nemmeno 10 giorni fa, un ultimatum: non l’avrebbe frequentata finché non fosse stata sobria. Ma evidentemente la dipendenza ha avuto la meglio sull’amore.

Nel frattempo, montano con insistenza le speculazioni sul “Club 27“, la leggenda che indicherebbe nei 27 anni la morte degli artisti di maggior bravura. Molto noto negli anni ’70 a causa delle premature scomparse di Brian Jones, Jimi Hendrix, Janis Joplin e Jim Morrison, il club è stato immaginariamente ampliato negli anni ’90 con Kurt Cobain. E ieri ha ricevuto l’ingresso della Winehouse che, in fatto di sregolatezza e abusi, assomiglia molto di più agli eccessi del decennio più intenso per la musica rock che all’immagine delle popstar platinate odierne. È sempre il popolo dei social network a cercare una spiegazione a questo apparente mistero: perché proprio i 27 anni? Ma la Rete si dimentica che ciò che veramente accomuna questi artisti non è l’età, bensì l’amore per alcol e stupefacenti.

Sempre su Twitter, infine, è servito un altro giallo: poche ore prima della morte, dopo ben cinque mesi d’assenza dalla piattaforma di microblogging, Amy ha pubblicato un messaggio apparentemente nonsense: “oinka oikna oinka why you awake”. Secondo i fanatici delle dietrologie, si tratterebbe dell’annuncio di un programmato suicidio, ipotesi questa tuttavia ancora al vaglio degli inquirenti e, non ultimo, decisamente azzardata rispetto all’intervento su Twitter.