L’esodo di Mosè e del popolo ebraico, il miracolo della divisione delle acque del mar Rosso: quanto c’è di vero in questo episodio del Vecchio Testamento?

Uno studioso americano, Carl Drews, del Centro per la National Atmospheric Research, ha cercato di dare una spiegazione scientifica dell’evento.

Per prima cosa, Drews esclude che si sia trattato di un uragano, come alcuni ricercatori avevano affermato qualche anno fa. L’uragano è da escludere perché in quelle condizioni atmosferiche, con un vento così forte, difficilmente Mosè e il suo popolo sarebbero riusciti a scappare. Inoltre la bibbia parla di un vento da est mentre, per la posizione del mar Rosso, il vento avrebbe dovuto soffiare da nord ovest.

Secondo il ricercatore del Colorado, esperto di come il vento possa influire sui movimenti del mare, a provocare il miracolo sarebbe stato un vento che viaggiava a circa 100km/h e che spirava da est.

A questo punto, però, le acque potrebbero non essere quelle del Mar Rosso, ma un luogo più a nord. Le Sacre scritture parlano di Mare delle Canne, che corrisponderebbe a quello che oggi è conosciuto come lago Manzala.

Avvalendosi di una simulazione virtuale e di quanto raccontato nella Bibbia, per Carl Drews il passaggio che ha permesso a Mosè e il suo popolo di scappare era lungo 3-4 km e largo 5. Tale passaggio si sarebbe formato grazie a un robusto vento proveniente da oriente.

Ecco spiegato il miracolo della separazione delle acque. Lo studio sembra aver convinto anche Kenneth Kitchen e James Hoff, due fra i più importanti esperti della Bibbia. Ad avvalorare ancora di più la tesi sono dei documenti dell’esercito britannico che testimoniano come un evento simile sia già accaduto nel 1882.

Di seguito vi proponiamo la simulazione e la rappresentazione cinematografica dell’evento, a voi quale convince di più?