Laura Pausini non ha ancora commentato l’esiguo risarcimento ricevuto dalla famiglia di Matteo Armellini, l’operaio morto mentre stava montando il palco per un concerto. L’Inail ha “elargito” un importo pari a 1936,80 euro, una cifra certamente esigua per la vita di un uomo, ma dovuto alla bassa retribuzione del ragazzo.

È giallo però sulla motivazione dell’importo, una questione completamente aliena, come in effetti è anche lo stesso fatto di cronaca, da Laura Pausini. I soldi sono dovuti a “infortunio e malattia professionale”, ma la madre sostiene addirittura che il turno di Armellini non fosse neppure iniziato e chiede chiarezza, non tanto per l’esiguità del rimborso, quanto per la dinamica dell’incidente.

Galleria di immagini: Laura Pausini

Armellini perse la vita il 5 marzo, a causa del crollo di un palco sul quale si sarebbe dovuta esibire Laura Pausini. Il fatto gettò sconcerto nell’opinione pubblica, come spesso accade per le morti bianche. Anche se forse in Italia c’è anche chi sta peggio, anzi è quasi impossibile stabilire un “peggio”: famiglie che perdono figli, mariti, padri, a causa di morti sul lavoro o prima del lavoro, un lavoro in cui non solo ci sono scarse condizioni di sicurezza, ma anche pagamenti in nero.

La madre di Armellini ha dichiarato invocando un aiuto da parte dei sindacati:

«Quei soldi sono stati dati come risarcimento per infortunio e malattia professionale: esigo spiegazioni, è un problema di rispetto e di dignità. Matteo non aveva ancora cominciato il suo turno, gli è crollato tutto addosso; va rivisto il modo in viene gestito il lavoro di questi ragazzi. È un problema di rispetto, di dignità, Matteo non aveva ancora cominciato a lavorare, gli è caduta in testa tutta la struttura. Non voglio, non ci sto che la morte di mio figlio venga liquidata così. Faccio affidamento nella giustizia ma sappiamo che un processo così può andare avanti moltissimi anni. Io, da quel 5 marzo, non ho saputo più niente.»

Fonte: Il Messaggero.