Tempo fa una cantante americana, Rebecca Jade, ha esternato tramite Twitter i suoi dubbi circa la effettiva parità dei sessi nel mondo della musica. L’artista è stata seguita a ruota dal Guardian, che in un articolo ha denunciato come in generale nella music industry le donne siano numericamente inferiori agli uomini e non solo quando si parla di cantanti, ma anche quando si guarda agli operatori del settore.

Effettivamente, a pensarci bene, molte, moltissime cantanti femminili hanno dovuto sgomitare e non poco per poter emergere e, molto spesso, hanno dovuto puntare sull’aspetto fisico, dopo aver provato sulla propria pelle che il talento da solo non basta. Basti pensare a Lady Gaga, che ha dovuto reinventarsi da cima a fondo prima di diventare quell’incredibile fenomeno di mercato che è oggi.

E cosa dire delle varie Beyoncé, grande voce e vestiti aderenti, o Rihanna che deve necessariamente atteggiarsi a gattina sexy in ogni singolo video? Per non parlare del panorama musicale italiano, in cui le cantanti giovani e di successo si contano sulle dita di una mano. Posto, allora, che non è una questione di mancanza di talento, come detto, possiamo allora chiederci se sia un problema di sessismo?

In realtà non sempre. A volte e le esibizioni di una donna richiedono fisiologicamente una diversa preparazione e organizzazione del tour, tuttavia non si giustifica in generale la differenza dal punto di vista numerico della carenza di esponenti nel gentil sesso su tutti gli aspetti del mondo della musica, incluse le band, i driver, i fonici o i promoter. Che sia un ambiente retto da un cameratismo in cui le donne non entrano facilmente o è un puro caso?