Lo scandalo escort ha colpito a tal punto l’opinione pubblica da divenire vera e propria mania collettiva. Mentre il Presidente Silvio Berlusconi è nel mirino della Procura di Milano per i reati di concussione e prostituzione minorile, c’è chi ha pensato di trasformare il Rubygate in una serata danzereccia. Stiamo parlando di Nadia Macrì, una delle escort coinvolte nello scandalo, che ha appena lanciato il “Bunga Bunga Party“.

Il prossimo 12 febbraio, infatti, la discoteca livornese “Il sopravento” ospiterà la giovane per una serata-evento in onore del bunga bunga. Non sarà, come facile intuire, una nottata a luci rosse, bensì una festa in discoteca a tema. È la stessa Macrì ad annunciarlo orgogliosa dalle pagine di Facebook, approfittando della notorietà conquistata con lo scandalo che ha coinvolto il Premier.

Galleria di immagini: Le donne di Silvio Berlusconi

In questi giorni di intercettazioni, programmi televisivi e scoop della stampa, la Macrì è stata sicuramente la giovane più coraggiosa, perché ha deciso di non nascondere affatto la propria attività di escort. Ha raccontato in modo schietto e diretto la propria versione dei fatti, generando un certo scompiglio dopo la sua apparizione ad Annozero. Allo stesso tempo, però, parrebbe essere la testimone meno attendibile dei festini a luci rosse delle notti di Arcore: alcuni famigliari la dipingono come una mitomane, altri come persona realmente informata sui fatti.

Innegabile, tuttavia, una certa voglia di cavalcare l’eco mediatica che sta monopolizzando ogni mezzo di informazione. Con questa serata livornese, che di poco segue un servizio esclusivo concesso per l’ultimo numero di Vanity Fair, la ragazza dimostra ampiamente come voglia cavalcare l’onda dello scandalo che l’ha vista coinvolta, ottenendo in cambio visibilità e, ovviamente, ingaggi in discoteca.

La data, inoltre, non sembra essere affatto casuale: il giorno dopo, ovvero il 13 febbraio, si terrà la manifestazione di tutte le donne per chiedere che il genere femminile sia trattato con la dignità e l’uguaglianza che la società, e soprattutto la politica, dovrebbero sancire come un diritto innegabile. Non sembra affatto una coincidenza, perciò, scoprire come poche ore prima la Macrì ne affermerà l’esatto contrario.