Naufragio della Costa Concordia: sono ancora 29 i dispersi dell’incidente avvenuto la sera dello scorso 13 gennaio. Dopo quattro giorni, i soccorritori stanno ancora cercando di trovare i passeggeri scomparsi con l’aiuto di sommozzatori e palombari.

Tra i dispersi ci sono 4 membri dell’equipaggio della Costa Concordia e 25 passeggeri, di cui 6 italiani che mancano all’appello: il musicista di Alberobello Giuseppe Girolamo, la 50enne Maria Grazia Trecarico e la sua amica Luisa Virzì, Williams Arlotti e sua figlia Dayana di 5 anni e infine la pugliese Maria D’Introna.

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Anche due cittadini statunitensi mancano all’appello, mentre i cittadini tedeschi sarebbero dieci. Romain Nadal, portavoce del Ministero degli Esteri francese, ha fatto il punto della situazione sui suoi connazionali:

«Due nostri connazionali sono morti. Due altri sono leggermente feriti. Siamo senza notizie di altri quattro passeggeri francesi per il quale il centro di crisi prosegue le verifiche in collegamento con le famiglie»

Nessuna conferma, infine, sull’ipotesi di una lista segreta che conterebbe 40 dispersi anziché solo 29, formulata dal quotidiano La Stampa. La Prefettura di Grosseto si è solo limitata a rendere pubblici i nomi dei 6 dispersi italiani e ad accennare la nazionalità dei naviganti di altri paesi, aspettando conferma dai governi interessati. E mentre i sommozzatori cercano tra i relitti piazzando cariche esplosive per riuscire ad entrare in zone inaccessibili della nave, i familiari sperano di riabbracciare sani e salvi i propri cari.

La polemica, infine, continua con la divulgazione della telefonata tra il Comandante della Capitaneria di Porto Gregorio Maria De Falco con il comandante della Concordia Francesco Schettino, in procinto di allontanarsi dal relitto con una scialuppa nonostante molti passeggeri ancora a bordo. De Falco intima al comandante di tornare subito sulla nave e, dopo aver perso la pazienza per il velato diniego del capo dell’equipaggio della Concordia, promette giusti provvedimenti una volta raggiunta terra.

Fonti: La Repubblica, Corriere Fiorentino