La crisi degli ultimi anni ha portato in superficie una situazione particolare, un affossamento dei ruoli lavorativi maschili in favore di una crescita del lavoro femminile. Una problematica che riguarda molti paesi, in particolare gli Stati Uniti, dove alcuni mestieri tipicamente maschili sono stati azzerati dalla crisi.

In compenso molte professioni rosa si sono salvate, anzi sono cresciute pareggiando di fatto le percentuali occupazionali. In particolare si denota un affossamento dei mestieri legati all’edilizia o catena di montaggio, dove non è richiesto un livello di istruzione specifico.

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Sono dati che in realtà non rasserenano, anzi rimarcano come la percentuale di disoccupazione si sia alzata, superando anche quella della grande crisi post anni ’60. In compenso però c’è stata una crescita trasversale delle occupazioni derivate da uno specifico percorso di studi.

È proprio questa predisposizione alla studio ad aver agevolato e premiato le donne, che ora possono rivolgersi a settori in crescita come quello dell’insegnamento e della sanità. Senza dubbio conta anche l’innata capacità femminile di non arrendersi davanti alle avversità della vita, in particolare se a capo di una {#famiglia} e con figli al seguito.

Un esempio è la Grecia, dove moltissime donne hanno abbandonato la condizione di casalinghe e si sono lanciate alla ricerca di un’occupazione. Mentre gli uomini perdono il {#lavoro}, le donne fanno valere i loro studi per mantenere in vita l’assetto economico familiare. Inoltre una maggiore predisposizione al sacrificio, alla condizione di dover gestire famiglia e impegni, le rende più pratiche e organizzate anche in ufficio.