Neill Blomkamp non appare come un fulmine a ciel sereno, il ragazzo prodigio ha solo trent’anni ma aveva già acquisito enorme credito per i suoi geniali spot televisivi.

È cresciuto amando i film di fantascienza, il suo preferito è “Alien”; “District 9” ce lo dimostra appieno. A sedici anni è già al lavoro per la Deadtime, casa di produzione per effetti speciali.

Saranno in tanti a notarlo, e con il tempo diventa uno dei pupilli prima di Ridley Scott e poi di Peter Jackson. Con quest’ultimo salta la realizzazione di un progetto per mancanza di convergente fra la Fox e la Universal, nel tentativo di portare sul grande schermo il videogioco “Halo”.

Peter Jackson rimase affascinato dal giovane vedendo il corto “Alive in Joborg”, al quale District 9 è ispirato. Lo staff tecnico è lo stesso del cortometraggio, fra le cose che più impressionano dell’autore c’è il cambio di stile che è stato capace di imprimere al film passando da documentario a film d’azione, senza per questo compromettere l’identità della pellicola.

Il film in sé racchiude un misto di generi, Neill Blomkamp con Richard Kelly, regista e sceneggiatore di “Donnie Darko”, sembrano i migliori talenti dell’ultimo periodo nell’incrociare sia generi cinematografici, che nel mostrare le nostre paure collettive.