La fase della vita del bambino che va dai 12 ai 36 mesi viene definita dagli anglosassoni toddler. Ma cosa distingue un toddler da un lattante (ovvero i neonati sino ai 12 mesi) e da un bambino (dai 3 ai 18 anni)?

Importanti nella vita di un toddler sono i cambiamenti nel comportamento e nella nutrizione. Questi bebè, infatti, conquistano una progressiva indipendenza, accompagnata da un maggior controllo sulle scelte alimentari e da differenti fabbisogni di energia. È la fase dello sviluppo motorio, dello sviluppo del linguaggio, dell’indipendenza dalla figura materna, della possibilità di entrare in relazione con gli altri e quella di poter esprimere i propri desideri.

Di conseguenza gli anni toddler sono quelli in cui i nostri figli acquisiscono le corrette abitudini alimentari e dove gettano le basi della salute adulta. In molti toddler, infatti, sono già presenti fattori di rischio per future malattie come il diabete e le malattie cardiovascolari.

Il toddler deve consumare almeno cinque pasti giornalieri, suddivisi in tre principali e due snack. A questa età il bambino dovrebbe bere circa 450 ml di latte di crescita al giorno suddiviso in due pasti, per consenso generale il latte vaccino, sconsigliato invece prima dei 12 mesi. In questo modo assume non solo la giusta quantità di calcio raccomandato, ma anche ferro e vitamina D, senza superare i limiti di altri elementi, quali sodio e proteine.

E’ difficile, invece, stabilire la quantità precisa degli alimenti che il piccolo dovrebbe mangiare oltre al latte. Molto dipende dalla sua attività fisica e, spesso, il suo appetito è estremamente variabile sia nel corso della giornata, sia da un giorno all’altro. Il gusto del toddler, inoltre, evolve continuamente e a questa età è massima la tendenza a rifiutare alimenti nuovi o addirittura a respingere quelli assunti in precedenza. Meccanismi innati lo portano a evitare soprattutto cibi con retrogusto amarognolo o acido, dai colori che più facilmente si avvicinavano ad alimenti potenzialmente pericolosi, in pratica verdura e frutta.

È importante, dunque, che i toddler assumano tante varietà di cibo e le giuste quantità di ferro, elemento essenziale per il buon funzionamento del sistema nervoso. L’anemia da carenza di ferro è, infatti, presente in oltre il 10% dei bambini europei tra gli 0 e 5 anni, con conseguenze sulla performance intellettiva, sullo sviluppo cognitivo e motorio, sul comportamento e sulla resistenza allo sforzo.

Tra gli alimenti consentiti ci sono il riso e il semolino, il formaggio (2 volte a settimana) e il tuorlo d’uovo (1 volta a settimana), ma che sarà introdotto gradualmente (le prime volte solo 1/4). Frutta e verdura vanno benissimo ad ogni pasto, mentre le fonti di proteine si alternano: in prima linea ci sono i legumi (fino a 5 volte a settimana), seguiti dalla carne (3 volte) e dal pesce (3 volte). In ogni caso ricordate che non ci sono cibi proibiti se non quelli che già il buonsenso ci indica. Basta solo salare e dolcificare poco.

Infine come devono comportarsi i genitori in questo periodo? Devono evitare imposizioni, ricatti o patteggiamenti. Poi devono cercare di somministrare più volte lo stesso alimento, in piccole quantità, dando per primi l’esempio che quel cibo è commestibile. I nostri figli, infatti, imitano il comportamento dei grandi, di qui l’importanza e la necessità di sedersi a tavola insieme, di permettere al bambino di esplorare il cibo e di mangiarlo senza imporgli le quantità.

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