Separati dalla mamma dopo il parto. Questo è quanto accade a molti neonati in Italia, dove il rooming-in si sta diffondendo sempre di più ma, in alcuni punti nascita, prevale ancora la pratica di tenere separati madre e bimbo, affidato alle cure delle puericultrici della nursery.

Secondo uno studio, tuttavia, i piccoli degli umani sarebbero gli unici mammiferi al mondo a subire questa separazione dopo la nascita, che provocherebbe nei neonati un forte stress. Non si parla ovviamente dei bimbi prematuri, oppure nati con alcune difficoltà respiratorie che rendono necessaria la cura dell’incubatrice: a essere sotto accusa è invece l’abitudine di consegnare il piccolo alla mamma solo in alcuni momenti della giornata, notte esclusa.

I ricercatori dell’Università di Città del Capo sembrano quindi esaltare al massimo i vantaggi del rooming-in, non solo per favorire l’allattamento al seno e il rafforzamento del legame tra madre e figlio, ma soprattutto per evitare qualsiasi forma di stress che colpisce anche i neonati.

Per dimostrare l’importanza del contatto fisico tra mamma e neonato, gli studiosi guidati da Barak E. Morgan hanno monitorato il battito cardiaco dei bambini con 48 ore di vita in varie fasi della giornata, quindi vicino alla madre, da soli durante il sonno e sdraiati nella culla posta accanto al letto materno.

I risultati sono stati sorprendenti, infatti pare che si verifichino differenze sostanziali soprattutto per quanto riguarda l’attività autonomica neonatale e la qualità del sonno. Tutte manifestazioni che scompaiono, invece, quanto il neonato si trova in contatto pelle-a-pelle con la mamma. Ecco come spiega l’importanza dello studio John Krystal, direttore della rivista Biological Psychiatry.

«Questo documento mette in evidenza il profondo impatto che la separazione dalla madre ha sul bambino. Sapevamo che questo avvenimento era stressante, ma questo studio suggerisce che questo è un importante fattore fisiologico di stress per il neonato. I nostri risultati sono un primo passo per capire esattamente il motivo per cui un bambino sta meglio quando è allattato e a contatto con il corpo della madre, rispetto anche alla cura in incubatrice ».

Sempre a proposito dell’incubatrice, inoltre, questa ricerca rimanda a una recente scoperta che riguarda proprio la cura della “mamma canguro” utilizzata per i piccoli prematuri, oggetto di sperimentazione presso l’Ospedale Sant’Anna di Torino: molto più efficace dell’incubatrice sembra essere infatti il contatto fisico tra il neonato e il petto materno, o paterno.

Fonte: ScienceDaily