Bambini prematuri. Esiste un’alternativa all’incubatrice? A quanto pare sì, e non si tratta di un complesso macchinario artificiale, ma solo del petto della mamma, il cui contatto è in grado di aiutare il neonato a crescere e sviluppare definitivamente le sue funzioni.

Si chiama “Mamma canguro” e rappresenta un metodo già abbastanza antico che sta tornando alla ribalta anche negli ospedali italiani. Nudo, sdraiato sul petto della mamma, il piccolo nato prematuramente ne assimila il calore e riesce a respirare senza aiuti.

Utilizzato per la prima volta in un ospedale di Bogotà, il metodo della mamma canguro è attualmente molto applicato al Sant’Anna di Torino e recentemente è stato oggetto di studio da parte dell’istituto neonatologo Burlo Garofalo, che ha raccolto e pubblicato esperienze differenti.

La cura della mamma canguro rafforza l’attaccamento fra madre e figlio, favorisce l’allattamento, ha effetti positivi sullo sviluppo e la serenità del bambino. A contatto con la pelle della madre, il neonato prematuro respira meglio, ha meno apnee, sperimenta quegli stimoli tattili e olfattivi così importanti nelle prime settimane. La sua temperatura entra subito in perfetta sintonia con quella della madre e resta più stabile che all’interno dell’incubatrice.

Anche dal contatto diretto con la pelle del papà il neonato sembra trarre gli stessi benefici, fatta eccezione per la temperatura corporea, che tende a sollevarsi oltre i valori ritenuti regolari.